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Smart work obbligatorio nella PA

di Redazione PMI.it

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Smart working obbligatorio per almeno il 10% dei dipendenti pubblici, l'emergenza coronavirus ha reso strutturale il lavoro agile nella PA: le direttive per implementarlo in una circolare ministeriale.

Smart working obbligatorio nella pubblica amministrazione: l’emergenza coronavirus impone il ricorso al lavoro agile per gli uffici pubblici, così come previsto dalla Circolare del Ministero della PA del 4 marzo 2020.

Il documento di prassi stabilisce che le normative esistenti sullo smart working non sono più in fase sperimentale ma devono considerarsi a regime, di conseguenza obbligatoriamente applicabili. Viene sottolineata l’importanza di individuare le attività che non sono compatibili con lo smart working, pur tenendo sempre presente l’obiettivo di garantire il lavoro agile ad almeno il 10% del personale.

Il riferimento, è all’articolo 14 della legge 124/2015, che prevede l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adottare «misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera».

Ebbene, la nuova circolare specifica che, dopo il decreto 9/2020 con le misure urgenti per contrastare l’emergenza coronavirus, «è superato il regime sperimentale», per cui la norma sopracitata che incentiva lo smart working nella PA è a regime.

Vengono anche richiamate le indicazioni contenute nella direttiva del 25 febbraio 2020 . Il ministero fornisce infine una serie di indicazioni sul modo in cui le amministrazioni devono organizzarsi.

  • Ricorso, in via prioritaria, al lavoro agile come forma più evoluta anche di flessibilità di svolgimento della prestazione lavorativa, in un’ottica di progressivo superamento del telelavoro;
  • utilizzo di soluzioni “cloud” per agevolare l’accesso condiviso a dati, informazioni e documenti;
  • strumenti per la partecipazione da remoto a riunioni e incontri di lavoro (sistemi di videoconferenza e call conference);
  • modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa anche nei casi in cui il dipendente si renda disponibile ad utilizzare propri dispositivi, a fronte dell’indisponibilità o insufficienza di dotazione informatica da parte dell’amministrazione, garantendo adeguati livelli di sicurezza e protezione della rete secondo le esigenze e le modalità definite dalle singole pubbliche amministrazioni;
  • attivazione di un sistema bilanciato di reportistica interna ai fini dell’ottimizzazione della produttività anche in un’ottica di progressiva integrazione con il sistema di misurazione e valutazione della performance.

Le amministrazioni, specifica la circolare, «sono tenute ad adottare tutte le iniziative necessarie all’attuazione delle misure in argomento», e implementano il sistema di monitoraggio per una valutazione complessiva dei risultati conseguiti in termini di obiettivi e la misurazione della produttività delle attività svolte dai dipendenti.

 

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