La crisi dell’Occidente

di Rosanna Marchegiani

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Il mondo occidentale è in crisi: una crisi economica e culturale. Per contro si assiste ad una crescita del potere economico dell'Asia Orientale

Molti si chiedono se la crisi economico-finanziaria che ha investito l’occidente negli anni recenti segnerà l’inizio di un periodo caratterizzato dalla perdita dell’egemonia, non solo economica, degli Stati Uniti e dell’Europa e la contemporanea ascesa di altri paesi, soprattutto quelli dell’Asia Orientale e in particolare della Cina.

Paesi che fino a qualche anno fa erano considerati emergenti oggi sono a tutti gli effetti protagonisti dell’economia mondiale con una crescita in campo industriale e finanziario.

Sicuramente la crisi economica che ha investito l’economia occidentale ha reso più veloce lo spostamento del potere economico dai paesi avanzati a quelli emergenti, ma forse ha segnato anche l’inizio di un declino culturale dei tradizionali paesi industrializzati, contraddistinto anche dal calo demografico e dalla perdita dei propri valori. A ciò si è contrapposta una crescita dei paesi orientali anche in campo scientifico ed accademico. Tutto ciò potrebbe portare ad un radicale cambiamento del fulcro del mondo: dall’Occidente all’Oriente.

Gli economisti statunitensi, ad esempio, diversamente da quelli europei, danno grande peso alle statistiche relative all’età media della popolazione mondiale: i dati che ne emergono dimostrano che l’invecchiamento della popolazione mondiale è maggiore nei paesi occidentali a causa dell’allungarsi della vita media e della riduzione della natalità. Tutto ciò non potrà che avere ripercussioni in termini di produttività e di crescita della spesa pubblica.

D’altra parte proprio la crescita della spesa pubblica degli Stati Uniti rappresenta uno dei dati più allarmanti: il deficit pubblico, alla fine del 2010, sarà pari a circa l’11% del Prodotto Interno Lordo: una delle percentuali più alte che la storia americana abbia mai registrato. Solo dopo la prima e la seconda guerra mondiale sono stati oltrepassati tali valori (il deficit pubblico era rispettivamente, pari al 16,9% e al 30,3% del PIL). Un dato simile non si è registrato neppure dopo la grande crisi del ’29.

A ciò si possono aggiungere la riduzione del risparmio delle famiglie dei paesi del G7, la crescita del loro indebitamento, lo spostamento dei capitali nei paesi orientali.

Quello a cui stiamo assistendo è un fenomeno di passaggio o l’Asia, e in particolare la Cina, sarà la nuova super-potenza mondiale? Sicuramente questo è uno dei possibili scenari futuri, ma nei prossimi anni ci potremmo trovare anche di fronte ad uno scenario più complesso. Ad esempio Antony Giddens, uno dei maggiori sociologi del nostro tempo, afferma che un ruolo importante potrebbe avere nei prossimi decenni anche l’America Latina con una possibile ascesa del Brasile. Per cui al declino dell’Occidente non necessariamente si verrebbe a contrapporre il dominio dell’Asia.

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