Laurea senza valore legale nei concorsi pubblici: la polemica

di Redazione PMI.it

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Il governo potrebbe varare la riforma del titolo di studio: nei concorsi pubblici non conterà più il tipo di laurea o il voto ma dove si è conseguita.

Una riforma sul valore legale della laurea, e soprattutto del suo peso per accedere agli impieghi statali e, quindi, agli stessi concorsi pubblici: questa potrebbe essere la prossima direttiva del Governo Monti che verrà discussa tra qualche giorno durante una seduta del Consiglio dei Ministri.

Anche la riforma del titolo di studio fa parte, infatti, dello spinoso processo di liberalizzazioni attualmente al varo, e a farne le spese potrebbe essere proprio la laurea vista come requisito principale sia per accedere ai concorsi pubblici, sia per farsi strada in misura proporzionale al voto conseguito, soprattutto nelle selezioni che riguardano i quadri dirigenziali.

In che cosa consiste l’attenuazione del valore legale della laurea? Determinante per ottenere un incarico pubblico non sarebbe più la facoltà o la disciplina nella quale ci si è laureati, e neanche la votazione conseguita: conterebbe solo l’Ateneo e il prestigio legato a esso. Per accedere a un qualsiasi concorso pubblico potrebbe essere sufficiente una qualsiasi laurea, salvo eccezioni particolari, e a fare punteggio servirà più il nome dell’Università piuttosto che il voto finale.

Secondo questo nuovo statuto, tuttavia, a pesare più del titolo di studio dovrebbero essere le singole competenze acquisite e dimostrate in fase di selezione, ma senza dubbio a rappresentare un valore aggiunto sarebbe la laurea conseguita in un Ateneo rinomato piuttosto che in un altro. A tal proposito le perplessità che ruotano intorno a questa ipotesi di riforma non sono poche, basti pensare all’aspra critica portata avanti da alcune associazioni di settore, primo fra tutti il comitato studentesco di Link – Coordinamento Universitario Nazionale, che ribadisce come: “Con l’abolizione del valore legale si incentiverà la nascita di atenei di serie A e atenei di serie B e si favoriranno solo quegli studenti che possono permettersi costosissimi master e decine di corsi di specializzazione post-laurea”.

Non è stato chiarito, per ora, in che modo sarà stabilita la priorità di alcuni Atenei su altri, tuttavia non è da escludere che per stilare la classifica delle Università italiane più rinomate si faccia riferimento all’Agenzia per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur). Sembra infatti che sia già in corso una valutazione delle sedi universitarie nazionali per conferire certificazioni di qualità, iniziativa che rappresenta l’anticamera della riforma oggetto della polemica.