Istat: il rapporto “Noi Italia” fotografa un paese che arranca

di Rosaria Di Prata

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Istat: il rapporto "Noi Italia" fotografa un paese alle prese con difficoltà nel campo di formazione, istruzione e occupazione.

Un Paese che deve recuperare in fatto di istruzione e formazione, oltre che in tema di occupazione visto che il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni è fra i più alti d’Europa. A dirlo è il rapporto “Noi Italia“, nel quale l’Istat ha racchiuso 100 statistiche diverse che fotografano l’Italia.

Fra le varie voci, emerge che l’Italia, nel settore ricerca e sviluppo, rispetto al resto d’Europa investe meno e ha meno addetti: la spesa per questo settore incide infatti per l’1,26% del Pil (2009), mentre l’obiettivo per il 2020 è di raggiungere l’1,53%. Anche per quanto riguarda gli addetti, la Penisola si trova nella parte bassa della graduatoria, con 3,9 operatori ogni 1000 lavoratori, confrontati con i 10,5 della Finlandia e i 10,4 della Danimarca.

Molto basso anche il numero di utenti di Internet, collegato in un certo senso con l’innovazione: in questo caso, il 51,5% della popolazione utilizza la rete, ma solo il 28,3% lo fa quotidianamente, mentre in Paesi come Svezia, Olanda e Danimarca si supera l’85%.

Per quanto riguarda i brevetti, siamo nel mezzo della classifica continentale visto che dal nostro paese (anno 2007) all’Epo (l’ufficio centrale europeo), sono arrivate 4800  richieste, pari a meno di 82 ogni milione di abitanti contro i quasi 300 della Svezia, i 289 della Germania e i 233,9 della Finlandia.

L’Italia, rispetto al resto d’Europa, spende meno degli altri Paesi per istruzione e formazione, visto che l’incidenza della spesa pubblica in questo segmento (anno 2009) è stata del 48% del PIL, contro una media europea del 5,6% e punte dell’8% in Finlandia e del 7,3% in Svezia. Tuttavia, a livello comunitario, siamo al 4° posto per percentuale di diplomati rispetto alla popolazione dietro Malta, Portogallo e Spagna.

Dall’istruzione all’occupazione il passo è breve: l’Istat ha fotografato un’Italia dove è occupato solo il 61,1% della popolazione nella fascia di età 20-64 anni, percentuali che scende al 49,5% relativamente alle donne e che sale al 72,8% per gli uomini. Il tasso complessivo è diminuito di 0,6 punti percentuali rispetto al 2009 confermando l’inversione di tendenza rispetto al periodo precedente. Il tasso di occupazione della popolazione in età 55-64 anni è pari al 36,6%, controtendenza con quanto avviene per l’occupazione nel suo complesso, in aumento rispetto al 2009.

Il 12,8% dei dipendenti ha un contratto a termine, valore poco inferiore alla media europea e notevolmente più basso rispetto alla Polonia dove tale percentuale è del 27,3 e della Spagna dove il 24,9% dei dipendenti ha un contratto a tempo determinato.

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