Fiat: respinto ricorso Fiom per diritti sindacali

di Teresa Barone

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Il giudice di Torino dà ragione a Fiat contro Fiom: in mancanza di accordo sindacale non è possibile nominare i propri rappresentanti nelle Rsa.

Una sentenza del Tribunale di Torino respinge i 21 ricorsi mossi contro Fiat e Fiat Industrial dalla Fiom, che rivendica il diritto di poter nominare propri rappresentanti nelle Rsa anche senza aver siglato l’accordo con il gruppo: le rappresentanze sindacali possono essere solo nominate dalle sigle che hanno firmato il patto aziendale, e in questo caso non c’è alcuna violazione dell’articolo 19 dello statuto dei lavoratori.

Fiat ha quindi agito correttamente respingendo le richieste del sindacato dei metalmeccanici che, lo scorso 13 dicembre, non ha controfirmato il contratto aziendale denunciando il Lingotto per attività antisindacale. In mancanza di un contratto collettivo firmato da entrambe le parti, tuttavia, non sussiste alcun obbligo per l’azienda di accogliere le rappresentanze proposte, come cita in modo chiaro la sentenza pronunciata a sfavore delle Fiom, che a parere della giustizia torinese chiedeva una modifica all’articolo 19 più che una sua interpretazione.

Il testo pronunciato dai giudici mette tuttavia in evidenza le attuali difficoltà della Fiom, determinate dall’impossibilità di tutelare attivamente la categoria: “Che numerosi lavoratori delle aziende del gruppo Fiat e Fiat Industrial iscritti alla Fiom, che vanta senz’ombra di smentita una lunga tradizione di rappresentatività nel settore, si trovino senza un’adeguata forma di rappresentanza di prossimità nel luogo di lavoro e, pertanto, senza un meccanismo che permetta loro di partecipare attivamente ad una compiuta democrazia sindacale nell’unità produttiva di riferimento“.

Da arte del Lingotto, che ha commentato la sentenza con una nota, c’è la piena approvazione per quanto sancito dal giudice, che pone fine alla delicata questione sui diritti sindacali confermando una norma già di per se chiara e precisa: “La legittimazione e l’attribuzione dei diritti sindacali si applica unicamente ai firmatari degli accordi aziendali“.

La Fiom, da parte sua, ha immediatamente affermato di voler ricorrere in appello contrastando la decisione del giudice, come affermato dal segretario generale Maurizio Landini, che parla di anticostituzionalità e annuncia una possibile richiesta di intervento da parte della Corte Costituzionale. Il leader delle tute blu ha infatti ribadito che: “Viene negata non solo la libertà della Fiom ma anche quella delle persone. Qui si nega il diritto di chi lavora di potersi scegliere il sindacato che ritiene più opportuno“.

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