Lavoro, cassa integrazione: record negativo

di Teresa Barone

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Dalla Cgil arrivano cifre poco rassicuranti sul ricorso alla Cig nel mese di marzo: aumentano le richieste, soprattutto nelle regioni del Nord Italia.

Le richieste di cassa integrazione da parte delle aziende italiane nel mese di marzo hanno subito un incremento pari al 21,63% rispetto al mese precedente, uguagliando le cifre che hanno caratterizzato il panorama occupazionale un anno fa. Secondo l’Osservatorio della Cgil, e sulla base delle rilevazioni compiute dall’Inps, le ore di Cig sono state 99.722.546, con un buon 2,10% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.

Una mole di ore di cassa integrazione che grava sulle spalle di 455 mila lavoratori, per i quali la riduzione del reddito è pari a 908 milioni di euro, che equivale a una media di 1900 euro per singolo soggetto. Ad aumentare, anche se non di pari passo, non è solo il ricorso alla cassa integrazione ordinaria (Cigo), ma anche la cassa integrazione straordinaria (Cigs), con un totale di ore stimato a marzo che ammonta a 33.733.721. Dall’indagine della Cgil si apprendono ulteriori dettagli sulle categorie professionali coinvolte: “Professionisti, artisti, scuole private, istituti di vigilanza, case di cura private e altro ancora: sono queste le attività che sopportano il 51% del totale delle richieste di cigs. Mentre il commercio al minuto subisce una richiesta sostenuta sul mese precedente del +103,34%“.

Questi dati si allineano con i recenti report che arrivano dall’Istat, cifre che mostrano una crisi occupazionale ancora molto forte nel paese, e che colpisce soprattutto i soggetti più deboli. Analizzando invece le cause principali che portano le imprese a richiedere la Cig, mentre cala il ricorso per crisi dell’azienda – seppure i dati si mantengono elevati, con un 54,56% di richieste – crescono le domande per ristrutturazione o riorganizzazione aziendale, anche se per la Cgil si tratta pur sempre di una situazione critica: “I percorsi di reinvestimento e di rinnovamento strutturale migliorano ma continuano ad essere una percentuale bassa“.

Molte le disparità a livello regionale, che vedono in cima alla classifica delle zone più colpite la Lombardia e il Lazio, seguite dall’Emilia Romagna. In generale, è in ogni caso il Nord Italia a mostrare cifre più elevate in merito al ricorso alla Cig.

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