Pensioni manager pubblici: governo battuto in Senato

di Teresa Barone

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Nessuna pensione d?oro per i dirigenti statali sui quali è stato applicato il tetto stipendi: Lega e IDV bocciano gli emendamenti del Governo.

Il Senato ha bocciato i quattro emendamenti presentati dal governo relativi alle pensioni dei manager pubblici: nessun trattamento previdenziale privilegiato sarà destinato agli alti funzionari che, durante il mandato, hanno subito tagli alle retribuzioni a causa del tetto massimo imposto agli stipendi.

Nel corso della discussione del Dl sulle commissioni bancarie è stato invece approvato un emendamento proposto dalle opposizioni, precisamente Lega Nord e Italia dei Valori, volto proprio a cancellare le misure relative ai trattamenti pensionistici dei dirigenti statali, che invece avevano ottenuto il parere positivo del relatore e del governo. In Senato la modifica è passata con 124 voti a favore, 94 contrari e 12 astenuti.

Con l’abolizione del comma 2 dell’articolo 1 contenuto nel decreto, si è quindi deciso di non far rinascere le “pensioni d’oro“, vale a dire assegni previdenziali dei più alti funzionari pubblici equiparati agli importi versati al primo presidente della corte di Cassazione. A sostenere l’emendamento è stata, in primo luogo, la Lega, tirando in ballo il bilancio statale e affermando che la clausola avrebbe sostanzialmente portato a una maggiore spesa pubblica. Secondo il senatore del Carroccio Sandro Mazzatorta: “Con il decreto Salva-Italia chi chiudeva la carriera nella Pubblica Amministrazione in un paio d’anni senza cambiare l’attuale incarico, perdeva sì la differenza tra il vecchio stipendio e quello nuovo ma i contributi versati anche dopo la norma del taglia-stipendi, potevano, con questa norma scritta da una mano molto scaltra e piazzata in tempo giusto, essere tarati sui vecchi stipendi e non sul nuovo, cioè su quello ridotto“.

La bocciatura del decreto che avrebbe ripristinato le ricche pensioni per i dirigenti statali è stata rivendicata anche dall’IDV, i cui esponenti hanno definito la normativa presentata in Senato come del tutto immorale e a totale svantaggio delle classi più deboli.

Nel corso della medesima seduta, il Senato ha inoltre approvato un emendamento al decreto relativo alle commissioni bancarie: nessun addebito sui conti correnti delle famiglie se lo scoperto in banca è di 500 euro, fino a una durata massima di sette giorni consecutivi.