Spending review: ecco il decreto legge

di Teresa Barone

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Pubblicato sulla GU il decreto legge sulla spending review, che impone acquisti pubblici controllati e appalti trasparenti a tutte le amministrazioni.

La spending review prende forma: a pochi giorni dalla nomina di Enrico Bondi a commissario straordinario, e dalla creazione di uno spazio virtuale aperto ai cittadini, invitati dal Governo a inviare proposte e idee per agevolare i tagli alla spesa pubblica, arriva la bozza del decreto legge pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale.

Molti i punti chiave sui quali verterà la spending review voluta dall’esecutivo, che coinvolgerà tutte le pubbliche amministrazioni, gli enti locali e le società totalmente pubbliche, comprese le autorità indipendenti, tra le quali il Garante della Privacy, Antitrust e Agcom. Un discorso a parte meritano, invece, le regioni, per le quali esiste un’autonomia legislativa che, sebbene non impedisca l’applicazione dei tagli alla spesa pubblica, consente eccezioni e regole particolari. Totalmente esenti dal decreto sono Camera, Senato, Quirinale e Consulta.

Tra i primi obblighi introdotti per la pubblica amministrazione, compare la necessità di rifarsi ai parametri Consip per gestire gli acquisti di beni e servizi, nonché l’impegno a consultare l’esito degli appalti nel corso di sedute pubbliche e la possibilità di annullare procedure di acquisto non vantaggiose per lo Stato.

Sempre per incentivare la trasparenza delle procedure di acquisto statali, il decreto legge sulla spending review prevede procedimenti semplificati per la consultazione dei portali governativi messi a disposizione dal Ministero dell’Economia, soprattutto in materia di aste e appalti. Nodo cruciale della nuova normativa riguarda il trattamento economico del commissario nominato dal Governo: sarà un futuro Dpcm a decidere compenso e durata dell’incarico di Bondi, fissando un importo definitivo sulla base delle tabelle relative alle retribuzioni dei top manager pubblici.

Intanto, c’è anche chi si mostra molto scettico riguardo l’ammontare delle risorse economiche che dovrebbero scaturire dai tagli alla spesa pubblica: secondo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, infatti, “È fondamentale che si vada avanti nel progetto di spending review. Certamente non bastano i tagli di 4 miliardi di spesa pubblica per non fare l’aumento Iva, ma la dimensione deve essere nettamente superiore e permettere nel medio termine di abbassare la pressione fiscale su lavoratori e imprese“.