Riforma del lavoro: Confindustria approva, Cgil protesta

di Teresa Barone

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L?approvazione della riforma è imminente ma non si placano le polemiche: Confindustria approva con riserve, la Cgil organizza mobilitazioni.

Partecipare al vertice Ue in programma a Bruxelles per il 28 e 29 giugno con la piena approvazione della riforma del lavoro, attualmente alla Camera in attesa del voto finale previsto per oggi 26 e domani 27 giugno: questo il fine del Governo Monti e del Ministro del Lavoro Elsa Fornero, che nonostante l’approvazione di Confindustria, non priva di riserve, deve ancora scontrarsi con il no secco affermato a chiare lettere dalla Cgil.

A difendere la riforma del lavoro è ancora il Ministro del Welfare, che sottolinea i vantaggi della nuova legislazione soprattutto per le aziende e per l’occupazione giovanile, puntualizzando il concetto di flessibilità alla base della normativa: “Abbiamo in questo Paese un’area di precarietà che non possiamo non riconoscere. Ma riconosciamo che flessibilità è un valore per le imprese, è fattore della produzione e non è mai stato intenzione di questo Governo penalizzare le imprese perché è dall’impresa e non dai sussidi pubblici che viene lavoro buono“.

La flessibilità rappresenta anche un nodo cruciale della riforma per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che intervenendo nel corso dell’assemblea annuale di Federchimica ha manifestato apertamente le sue perplessità in merito alla legge che disciplinerà il mercato del lavoro in Italia, sebbene la sua approvazione in via definitiva sia necessaria e urgente: ”La riforma del lavoro non è esattamente quello che ci aspettavamo. Il problema è che il pacchetto lavoro non ha migliorato la flessibilità in uscita e ha peggiorato quello in entrata. Però, se l’Europa ce lo chiede, dobbiamo approvarla entro il 28 giugno”.

A pensare al bene delle imprese non è solo Elsa Fornero, infatti, lo stesso Squinzi ribadisce lo stato di estrema sofferenza che caratterizza le aziende nella penisola, aggravato dal brusco calo della richiesta di credito da parte delle imprese, una riduzione pari a circa 20 miliardi di euro. La causa, secondo il successore di Emma Marcegaglia, deve essere individuata nel calo del Pil ma anche nell’inevitabile sconforto che colpisce sempre più imprenditori nella penisola.

A non voler cedere proseguendo nella sua battaglia contro la riforma è quindi solo la Cgil, che ha confermato una mobilitazione prevista per questi giorni caratterizzata da scioperi e manifestazioni, oltre che da un presidio davanti a Montecitorio in concomitanza con l’approvazione del decreto legge. Susanna Camusso, leader della sigla, ha ribadito l’inutilità della riforma che: “Non risolve il problema della precarietà e non dà un contributo al problema degli ammortizzatori sociali. È una pura bandierina ideologica“.

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