Occupazione in calo nelle grandi aziende

di Teresa Barone

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In Italia, cala l?occupazione nelle grandi imprese industriali, mentre aumentano le ore di sciopero e gli stipendi: i dati Istat.

Cala il numero degli occupati nelle grandi aziende italiane, una flessione negativa che coinvolge tutti i settori produttivi ma che vede l’industria protagonista assoluta di questo preoccupante trend. Ad affermarlo è l’Istat, che ha analizzato le cifre relative all’occupazione nelle imprese nazionali con più di 500 dipendenti.

Una netta perdita di posti di lavoro ha caratterizzato le aziende italiane nel mese di giugno, tuttavia i dati Istat informano anche sul calo dell’occupazione su base annua con una flessione pari all’1% al lordo della cassa integrazione. Secondo quanto reso noto dall’Istituto, infatti: ”A giugno 2012 l’occupazione nelle grandi imprese al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (Cig) segna (in termini destagionalizzati) una diminuzione dello 0,2% rispetto a maggio. Al netto dei dipendenti in Cig si registra una riduzione dello 0,6%”.

Prendendo in considerazione i primi sei mesi del 2012, la situazione lavorativa nelle imprese di grandi dimensioni mostra un calo dello 0,8% al lordo della Cig, mentre in termini di ore lavorate per ciascun dipendente si registra una perdita pari allo 0,5%. Se diminuiscono le ore di lavoro effettivo, a subire un incremento sono invece le ore di sciopero calcolate su base mensile (si parla di un aumento pari a 0,3 ore su base annua).

Per quanto concerne le retribuzioni nelle grandi aziende, gli stipendi stimati a giugno mostrano una lieve crescita pari all’1% in confronto con il mese di maggio (+1,1% su base annua), tuttavia il tasso dell’inflazione calcolato annualmente si porta fino al 3,3%. I report diffusi dall’Istat informano infine nel dettaglio sull’andamento dell’occupazione nei vari settori lavorativi: ”Nel settore dei servizi l’occupazione al lordo Cig registra aumenti tendenziali del 2,4% nelle attività di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, dello 0,9% nei servizi di informazione e comunicazione e dello 0,4% nel commercio. Variazioni tendenziali negative si rilevano nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (-6,0%), nel settore del trasporto e magazzinaggio (-2,3%), nelle attività di alloggio e di ristorazione (-1,9%) e nelle attività finanziarie e assicurative (-0,6%)”.