Legge stabilità: taglio cuneo fiscale, Governo favorevole

di Teresa Barone

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Confindustria chiede modifiche al ddl di stabilità a favore del taglio del cuneo fiscale che pesa sulle aziende e sulle buste paga dei lavoratori.

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Il Governo mostra notevole apertura nei confronti di eventuali modifiche alla legge di stabilità soprattutto in materia fiscale. Una possibilità annunciata inizialmente il leader del Pd Bersani, e chiesta a gran voce da Confindustria per alleggerire le imprese.

Grazie al ddl di stabilità, quindi, il cuneo fiscale potrebbe essere ridotto in cambio della riduzione dell’Irpef sulle fasce di reddito più basse. Una misura che, se introdotta, porterebbe benefici sia alle aziende sia agli stessi lavoratori, che vedrebbero così lievitare gli importi in busta paga.

Legge di stabilità >> leggi le critiche di Confindustria

Decisivo in questa direzione è stato l’intervento del direttore generale di Confindustria Marcella Panucci in sede di discussione del decreto davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato: “È essenziale che tutte le risorse vadano al taglio del cuneo fiscale, senza disperdere le scarse disponibilità della finanza pubblica su troppi fronti. Le risorse disponibili oggi non consentono di incidere in modo sostanziale sul cuneo fiscale. Ma se la riduzione del cuneo venisse assunta come obiettivo con sostanza nel lungo periodo senza disperdere le scarse disponibilità della finanza pubblica, i benefici non tarderebbero ad arrivare. Confindustria ritiene pertanto essenziale agire fin da subito“.

Una proposta che trova giustificazione anche nelle cifre relative al cuneo fiscale del 2011, stimato come il secondo più elevato tra tutti paesi Ocse. Per l’Italia, infatti, il costo del lavoro ha raggiunto una percentuale superiore al 53%, contro una media Ocse ferma al 34%. La richiesta degli industriali è stata accolta con favore anche dalle forze politiche, mentre lo stesso relatore Renato Brunetta ha sottolineato l’importanza di trovare misure alternative per recuperare risorse fino a 4,2 miliardi di euro, attraverso la rinuncia alla riduzione Irpef unitamente all’eliminazione dei tetti massimi alle detrazioni: unica strategia possibile per far convergere i fondi sul lavoro dipendente.

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