Lavoro: sanzioni per gli epiteti volgari in ufficio

di Teresa Barone

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Anche il clima più goliardico sul lavoro non giustifica l?uso di appellativi volgari, azione sottoposta a sanzioni: ecco cosa dice la Cassazione.

Una recente sentenza della Cassazione condanna il clima goliardico che caratterizza numerosi ambienti di lavoro, ma solo nel caso in cui dal tono scherzoso si passi a epitetare in modo volgare un collega o un subordinato, azione sottoposta a sanzioni anche se in ufficio l’umorismo è di casa.

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La Corte Suprema ha infatti annullato l’assoluzione di un dipendente toscano reo di aver attribuito un appellativo volgare a una collega, punito inizialmente dal Giudice di Pace con una multa di 400 euro e successivamente assolto dal Tribunale.

L’epiteto non è stato infatti giudicato eccessivo, sebbene volgare, proprio tenendo conto del clima scherzoso tipico dell’ufficio in questione, tuttavia questa decisione è stata ribaltata dalla Cassazione che ha invece accolto il ricorso dell’impiegata, definita come una “donna dai facili costumi”.

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Secondo la Corte Suprema, la “familiarità” tra i dipendenti del medesimo ufficio e la consuetudine di scherzare quotidianamente, non possono in ogni caso giustificare l’uso di appellativi esagerati e volgari, pertanto il lavoratore inizialmente assolto sarà invece condannato a pagare una multa. Ecco cosa dice la sentenza:

«Che una donna possa tollerare delle avances più o meno tra il serio e il faceto non comporta affatto che ella si debba considerare disposta a farsi prendere a male parole, così come l’avere, risposto con un sorriso alla condotta scherzosa di un collega non autorizza affatto un altro uomo a ritenere che le sue battute siano altrettanto tollerate o addirittura gradite».

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