Assenze per mobbing: no al licenziamento

di Teresa Barone

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Le assenze per malattia causata da mobbing non possono portare al licenziamento per superamento del periodo di comporto.

Il numero complessivo di assenze per malattia non può legittimare il licenziamento di un dipendente se a provocare l’astensione dal lavoro è stato proprio il datore di lavoro. In altre parole, se a causare le assenze sono le azioni di mobbing subite dal dipendente il suo licenziamento non può essere giustificato.

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Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza 22538/2013, esprimendosi a favore di un dipendente “reo” di aver maturato un numero di assenze per malattia tali da superare il periodo di comporto.

Secondo la Suprema Corte, infatti, è fondamentale valutare il motivo che ha portato il lavoratore ad assentarsi, in questo caso la malattia dovuta alle numerose azioni vessatorie messe in atto dal datore di lavoro attraverso sanzioni disciplinari, richiami ingiustificati e innumerevoli visite fiscali.

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Le assenze, infatti, erano «imputabili alla responsabilità del datore di lavoro e irrilevanti ai fini del calcolo del periodo di comporto.» L’azienda sarà quindi obbligata a reintegrare il dipendente al versamento di un cospicuo risarcimento danni per il licenziamento illegittimo.