Licenziamento per violazione del diritto alla riservatezza

di Teresa Barone

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Si al licenziamento del dipendente che viola il diritto alla riservatezza dei colleghi registrando le conversazioni a loro insaputa.

Registrare e diffondere le conversazioni dei colleghi di lavoro rappresenta un comportamento punibile con il licenziamento. La sentenza n. 26143 emessa dalla Corte di Cassazione il 21 novembre 2013 parla chiaro, chiamando in causa la violazione del diritto alla riservatezza.

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L’episodio in questione riguarda un gruppo di medici impiegati all’interno di una azienda ospedaliera, tuttavia il principio sancito dalla Suprema Corte si applica a tutti gli ambiti di lavoro.

É legittimo licenziare il lavoratore che va contro il diritto alla riservatezza dei colleghi registrando le loro conversazioni senza avvisarli, e diffondendo successivamente i contenuti dei dialoghi intercorsi non solo in ambito strettamente lavorativo ma anche in altri ambienti di “comune frequentazione”.

Secondo la sentenza, quindi, il licenziamento del medico è legittimo: «Per la grave situazione di sfiducia, sospetto e mancanza di collaborazione venutasi a creare all’interno della ‘equipe’ medica di chirurgia plastica dovuta al fatto che il medesimo aveva registrato brani di conversazione di numerosi suoi colleghi a loro insaputa, in violazione del loro diritto di riservatezza.»

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