Licenziamento per motivi organizzativi

di Chiara Basciano

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Uno dei casi in cui il dirigente deve lasciare il posto

Il licenziamento di un dirigente è materia delicata e non priva di contrasti, considerata la particolarità di una posizione che si basa sulla fiducia. Uno dei casi in cui il licenziamento di un dirigente è ritenuto possibile è la soppressione del suo ruolo. Vale a dire per motivi oggettivi o organizzativi.

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La Corte di Cassazione ha così deciso «Ove vengano dedotte esigenze di riassetto organizzativo finalizzato ad una più economica gestione dell’azienda – la cui scelta imprenditoriale è insindacabile nei suoi profili di congruità e opportunità – può considerarsi licenziamento ingiustificato del dirigente, cui la contrattazione collettiva collega il diritto all’indennità supplementare in ipotesi non definite dai principi di correttezza e buona fede, solo quello non sorretto da alcun motivo (e che quindi sia meramente arbitrario) ovvero sorretto da un motivo che si dimostri pretestuoso e quindi non corrispondente alla realtà, di talché la sua ragione debba essere rinvenuta unicamente nell’intento di liberarsi della persona del dirigente e non in quello di perseguire il legittimo esercizio del potere riservato all’imprenditore».

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Inoltre lo stesso ruolo non potrà essere ricoperto da un dipendente con lo stesso inquadramento, anche nel caso in cui la posizione fosse effettivamente identica. In una situazione simile, ma riguardante un dipendente, bisognerebbe dimostrare anche l’impossibilità di adibire ad altre mansioni nell’ambito dell’organizzazione aziendale, cosa invece non necessaria per i dirigenti.

Una volta licenziato il dirigente ottiene le competenze di fine rapporto e l’indennità sostitutiva del preavviso. Se il dirigente ritiene il licenziamento immotivato e riesce a dimostrarlo potrebbe ottenere un’ulteriore indennità prevista della contrattazione collettiva.