Superlavoro e infarto: c?è un legame

di Teresa Barone

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La Cassazione si è espressa in merito alla correlazione tra crisi cardiaca e ritmi di lavoro sostenuti obbligando l?INAIL a risarcire un dipendente.

Ritmi di lavoro eccessivi e troppe mansioni da svolgere contemporaneamente a breve scadenza possono creare non pochi danni alla salute: la Corte di Cassazione ha analizzato, di recente, il caso di un lavoratore quarantenne colpito da infarto ponendo in relazione l’episodio proprio con l’attività lavorativa svolta nei giorni immediatamente precedenti.

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Con la sentenza n. 684 del 15 gennaio 2014, infatti, la Cassazione ha imposto l’esborso di un risarcimento danni da parte dell’INAIL nei confronti di un lavoratore colpito da infarto al miocardio, sottolineando la correlazione tra la crisi cardiaca e l’intensità del lavoro svolto precedentemente, soprattutto prendendo in considerazione la giovane età dell’uomo.  

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Come si legge nella sentenza, il CTU ha sottolineato che «L’infarto del miocardio in soggetto predisposto – cioè già affetto da coronaropatia ostruttiva – può essere causato da fattori a vario titolo stressanti, cioè fortemente impegnativi sul piano fisico, psichico, emozionale, quale, nella specie, la progressione del superlavoro che ha raggiunto, nell’ultimo periodo, un’intensità tale da agire dall’esterno come fattore scatenante dell’infarto del miocardio.»

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