Goleman e l’intelligenza emotiva, ovvero come creare risonanza

di Rosanna Marchegiani

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Secondo Goleman il leader è colui che è in grado di creare risonanza. Un buon leader ha una completa consapevolezza di sé, sa gestire le proprie emozioni, comprende i sentimenti degli altri e sa curare le relazioni interpersonali

La parola risonanza è usata con vari significati, ma in genere indica l’amplificazione, il rimbombare o il ripercuotersi di un suono, il suo echeggiare. Per un leader creare risonanza significa mettere in moto una serie di sentimenti positivi nel gruppo di persone che dirige: ed è questo il compito fondamentale del leader secondo Goleman.

Per questa ragione, spesso, incontriamo persone dotate di eccellenti capacità intellettuali che non diventano mai dei leader: questo dipende dal fatto che non sono dotate di intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva è la capacità di creare relazioni ideali con se stessi e con gli altri. Il leader, per essere tale, deve saper motivare il suo gruppo, guidarlo, ascoltarlo e deve essere persuasivo: cioè deve saper creare, per l’appunto, risonanza.

Goleman sostiene che quattro sono le caratteristiche principali dell’intelligenza emotiva:

  • consapevolezza di sé;
  • gestione di sé;
  • consapevolezza sociale;
  • gestione delle relazioni interpersonali

Consapevolezza di sé, significa conoscere le proprie emozioni, sapere quali sono i propri punti di forza e di debolezza, cosa si può sfruttare al meglio di sé e cosa va migliorato, ma anche fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Conoscersi a fondo è indispensabile per gestire se stessi e i propri sentimenti. Per imparare a controllarsi, a mantenere la calma in momenti di forte stress, per conservare la propria integrità ed onestà, per assumersi le proprie responsabilità ed essere in grado di adattarsi ai cambiamenti con un atteggiamento aperto. Un buon leader deve inoltre essere fortemente motivato, sempre dotato di iniziativa e ottimismo anche di fronte ad ostacoli o sconfitte.

Dalla consapevolezza di sé, il leader deve passare alla consapevolezza sociale, all’empatia, cioè alla capacità di far risuonare dentro di sé i sentimenti degli altri. Deve essere attento agli altri, capace di evidenziare le loro potenzialità. Infine, compito del leader è quello di riuscire a gestire i rapporti interpersonali creando, per l’appunto, risonanza emotiva nell’azienda: riuscendo a coinvolgere le persone nel raggiungimento di uno scopo comune, con atteggiamenti stimolanti e persuasivi nei confronti del gruppo, trasmettendo entusiasmo e fiducia. Deve essere capace di gestire i conflitti, costruire legami, favorire il lavoro in team orientato al perseguimento di obiettivi comuni.

Secondo Goleman, l’intelligenza emotiva dipende solamente in parte dal patrimonio genetico dell’individuo. Chi vuole diventare un leader, insomma, può sempre imparare attraverso un adeguato allenamento in modo da saper riconoscere i sentimenti propri e quelli degli altri e orientarli in maniera costruttiva. Infatti, mentre la normale intelligenza tende a diminuire con gli anni, l’intelligenza emotiva può cambiare in meglio durante tutta la vita: insomma finché c’è vita… c’è speranza di diventare un leader.

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