Scoprire se si è un Tipo A

di Chiara Basciano

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Capire le proprie debolezze e potenzialità è importante per gestire meglio il lavoro

Dare classificazioni generiche alle diverse personalità non è mai un bene, eppure etichettare a volte può servire per farsi delle domande e cambiare direzione se si sta prendendo una strada sbagliata.

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Il modello denominato come Tipo A dal cardiologo Meyer Friedman, corrisponde a chi è particolarmente ambizioso ma preda di facili ansie. Non si tratta di studi scientifici accreditati, ma di categorie in uso comune utili a dare un nome alle cose.

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Capire se si fa parte della categoria aiuta a combattere le ansie e a gestire meglio il proprio lavoro. Una lista di sedici punti individua le caratteristiche principali del Tipo A. Diventare estremamente irritati durante le file, digrignare i denti e rosicchiarsi le unghie fanno parte della lista, evidenti sintomi di impazienza, che un buon manager non dovrebbe mai avere. Così come non saper gestire lo stress, considerare ogni cosa riguardante il lavoro come urgente, e avere la costante sensazione di perdere tempo. Di solito i Tipi A sono considerati stacanovisti e intolleranti verso l’incompetenza, dato che li porta ad eccellere, ma che crea difficoltà nelle relazioni di lavoro.

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Come lati positivi ci sono anche la scrupolosità e l’organizzazione, ma il più grosso problema è l’incapacità di rilassarsi. Molti manager si riconoscono nella classificazione, anche a causa dei livelli di stress del proprio lavoro, ma per rendere al massimo è importante non scordarsi mai di tenere aperta una finestra che guardi verso altri orizzonti.