Il coaching per migliorare il business

di Chiara Basciano

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Avere un coach può aiutare ad arrivare la successo, ma attenzione alle truffe

Tra mille declinazioni il coaching sta diventando sempre di più una moda che in alcuni casi porta a realizzare davvero qualcosa, in altri serve solo a spillare soldi ai malcapitati. Ma è certo che nel mondo degli affari avere qualcuno che aiuti a focalizzare gli obiettivi e a tenere sotto controllo la situazione non guasta mai.

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L’importante è rivolgersi a persone competenti e non improvvisate, perché il coaching è un mondo pieno di cialtroni dell’ultima ora. Per questo in caso si intenda inserire un coach nella formazione dei dipendenti è bene informarsi bene su chi si sta scegliendo. Il ruolo è molto delicato, un buon coach dovrebbe porre domande più che dare risposte, aiutando le persone stesse a capire come muoversi.

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Una delle branche del coaching più dibattute è quella pnlistica – vale a dire fondata sulla Programmazione Neuro Linguistica – ideata dallo psicologo Richard Bandler e dal linguista John Grinder, e che sostiene che l’essere umano possa essere “programmabile”. Secondo gli studiosi copiare gli atteggiamenti di successo porta al successo stesso. Nonostante le varie perplessità è sempre interessante conoscere anche queste teorie.

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Avere un coach può essere molto utile, soprattutto se si capiscono i meccanismi che sfrutta e si impara a farli propri, per arrivare al successo grazie alle motivazioni interne. Forse non c’è bisogno di spendere un patrimonio per seguire Tony Robbins, il coach più famoso del momento, ma basta riuscire a trovare la persona giusta, professionale e umanamente valida.

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