Dare valore al lavoro

di Chiara Basciano

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Un convegno indaga come dare un valore diverso ed umano al lavoro.

Guardare al lavoro in maniera diversa, puntando a valorizzare il capitale umano, impegnandosi per dare una prospettiva più soddisfacente ai dipendenti e rendendo il loto tempo non solo produttivo ma anche appagante, tutto questo dovrebbe far parte del lavoro quotidiano del manager a capo di un’azienda.

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Non si tratta di considerazioni illusorie, ma di quello che è visto come obiettivo principale di tanta parte del mondo aziendale, come ha dimostrato il convegno  che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano da titolo Recuperare il valore del lavoro, organizzato da INAZ con Linda Gilli, Marco Vitale, Vittorio Coda, Giacomo Gatti, Alberto Quadrio Curzio, Saverio Gaboardi e Michela Spera. Gli interventi dei presenti hanno messo in chiaro quella che deve essere la nuova prospettiva per gli imprenditori.

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E se Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz ha sintetizzato il tema del convengo «La concezione del lavoro in Italia è stata ed è, spesso, limitativa, perché il lavoro viene visto come mero strumento di produttività immediata. Però il lavoro occupa un terzo delle nostre vite ed è necessario che aziende e lavoratori ne mettano al centro il bello, la componente che fa sentire le persone realizzate e valorizzate, in un’ottica di costruzione del bene comune», invece Saverio Gaboardi, presidente del Cluster Lombardo per la Mobilità, e la sindacalista Fiom CGIL Michela Spera, hanno indicato quale direzione prendere. Gaboardi ha spiegato: «Abbiamo un comparto che è in ripresa, l’Italia è tornata a essere produttore di veicoli, e la Lombardia va particolarmente bene perché ha lavorato sul concetto di cluster, che supera i distretti per guardare a tutto il mondo unendo imprese, università e associazioni, e le sostiene per dare loro competitività. Il comparto ha raccolto la sfida competitiva facendo un lavoro orizzontale, sulla filiera, con una mentalità orientata al cliente e generando uno scambio azienda/lavoratori basato sulla condivisione di idee», mentre la Spera «Le fabbriche non chiudono perché i lavoratori hanno troppi diritti, chiudono per mancanza di competitività. E per recuperare competitività e lavoro servono investimenti, risorse e soluzioni governate».

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L’intervento dell’economista Vittorio Coda ha chiuso il convegno parlando del “bello del lavoro”: «Recuperare il valore del lavoro è un’operazione che dipende da una prospettiva individuale, organizzativa e di sistema economico-sociale». Tutto ciò non lontano dal concetto sviluppato dal Cardinael Martini, di cui ha parlato durante il convegno Alberto Quadrio Curzio «Un elemento originale nell’elaborazione del Cardinale è il concetto di solitudine della persona nell’impresa, che va superata con l’umanizzazione, l’attenzione, l’introduzione nell’azienda di spazi, anche minimi, di gratuità, e il concetto di laboriosità che non si identifica con quello di lavoro. Il tutto affrontato in una prospettiva di fiducia e di speranza, che è stata sempre propria di Martini, anche di fronte alle sfide poste dalla tecnologia e dalla flessibilità».