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Made in Italy e ICT: il contributo del sistema ITS

di Redazione PMI.it

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In aumento i diplomati tecnici nelle aziende italiane di settori trainanti per il Paese, in primis i comparti del Made in Italy e le ICT: monitoraggio MIUR.

L’80% dei diplomati presso istituti professionali trova lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo di studio e nove su dieci riescono a inserirsi in un ambito affine agli studi. Sono cifre confortanti che arrivano dal monitoraggio nazionale 2019 sul sistema ITS (Istituti Tecnici Superiori) presentato dal MIUR, condotto su un campione di giovani che si sono diplomati tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2017.

Il diploma professionale, quindi, rappresenta ancora una risorsa in grado di offrire buoni sbocchi lavorativi.

Come ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, a margine dell’evento di presentazione dei dati del Monitoraggio:

il nostro Paese ha bisogno di tecnici qualificati in grado di inserirsi nei settori strategici del sistema economico-produttivo.

Il 49,3% degli occupati è stato assunto con contratto a tempo determinato o lavoro autonomo in regime agevolato, mentre tra le aree tecnologiche con le migliori performance occupazionali figurano Mobilità sostenibile (83,4%) e ICT – Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82,5%).

Anche alcuni settori del Made in Italy, Sistema meccanica (91,9%) e Sistema moda (86,3%), ottengono performance notevoli, al contrario di Efficienza energetica (72,2%), Nuove tecnologie della vita (72,7%) e, per gli ambiti del Made in Italy, Sistema casa (57%).

Il 45% dei percorsi formativi ha avuto accesso alla premialità. Le Regioni con il maggior numero di percorsi premiati sono la Lombardia (12), il Veneto (12) e l’Emilia-Romagna (8).

Il 49,3% risulta assunto a tempo determinato o come autonomo in regime agevolato (tipologia contrattuale più utilizzata in ambito tecnologico). In ambito Mobilità sostenibile prevale l’indeterminato o il lavoro autonomo in regime ordinario e Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione, dove prevale l’apprendistato.

Gli esiti del monitoraggio, infine, mettono in evidenza come il canale formativo terziario professionalizzante degli ITS sia in grado di rispondere in modo ottimale al bisogno reale delle imprese, cogliendo le varie tendenze del mercato del lavoro. Basti pensare che il partenariato delle Fondazioni ITS prese in esame è costituito per il 37,4% da imprese, spesso coinvolte nelle attività di stage.