Manager culturale nel panorama lavorativo italiano

di Simona Tenentini

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Un ruolo che coniuga aspetti umanistici e scientifici della conoscenza e che è in grado di operare un uso strategico delle risorse culturali. Parliamo del manager culturale

Tra le molteplici specializzazioni che sussistono a livello dirigenziale, da segnalare è il ruolo del manager culturale, colui cioè che opera un uso strategico delle risorse culturali per uno sviluppo integrato delle comunità a livello locale, regionale e nazionale. In sostanza, il manager culturale o cultural planner è in grado di affrontare i diversi aspetti di natura economica, finanziaria, contabile, organizzativa, giuridica e di marketing che si incontrano durante la realizzazione di un evento socio culturale quale può essere una mostra, un’esposizione o anche uno spettacolo.

I suoi compiti principali sono dunque, in quest’ambito, la predisposizione di iniziative e progetti nel settore, la valutazione delle dimensioni della domanda culturale, la ricerca ed il reperimento delle risorse per la realizzazione dei progetti. Ad esempio, una possibile specializzazione nel settore stesso è rappresentata dalla figura dell’allestitore di mostre che si occupa principalmente di curare la progettazione degli spazi espositivi e partecipa o coordina le attività legate alla concreta realizzazione dell’iniziativa.

Per quanto concerne l’inquadramento legislativo, si tratta di un’attività prevalentemente a carattere libero professionale che per sua natura può essere svolta sia individualmente, sia in forma organizzata con la costituzione di società specializzate per settore. Per poter diventare un bravo manager culturale è necessaria una solida e ampia preparazione culturale di base che permetta un’integrazione tra gli aspetti umanistici e quelli scientifici della conoscenza.

Alle competenze specifiche del ruolo vanno quindi ad affiancarsi capacità di analisi, di programmazione e pianificazione, di comunicazione, coordinamento e gestione di risorse sia umane che finanziarie. Nonostante dunque l’importanza crescente che questa figura va assumendo, a tutt’oggi in Italia non esistono percorsi di istruzione chiari e definiti. I corsi di laurea in conservazione dei beni culturali, la laurea in lettere con indirizzo archeologico o storico artistico, che costituiscono i principali riferimenti formativi, non prevedono però insegnamenti finalizzati all’acquisizione delle competenze organizzativo-gestionali, necessarie per lo svolgimento delle attività di manager culturale.

Accanto ad essi esistono dei master erogati sia da strutture pubbliche che da organizzazioni private. Il panorama formativo si presenta, tuttavia, assai frammentario e poco omogeneo. Lo stesso percorso professionale possiede ancora caratteri non istituzionalizzati e profondamente legati alle esperienze individuali che vanno a sommarsi ad approfondimenti specifici legati comunque alla soggettività, come possono essere, ad esempio, dei corsi di museografia. Anche per ciò che riguarda le modalità di accesso al ruolo esistono delle profonde differenze da caso a caso, cui si sono associate particolari occasioni di lavoro.

Per gli approfondimenti del ruolo e dei compiti del manager culturale sono da segnalare: una ricerca condotta dall’Università Bocconi di Milano sull’Economia delle Istituzioni Artistiche e Culturali disponibile all’indirizzo: www.uni-bocconi.it; ed il sito www.beniculturali.it che permette l’accesso ad un motore di ricerca specifico per il settore.

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