Quando la formazione arriva dai videogiochi

di Simona Tenentini

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Secondo studi autorevoli, la nuova frontiera della formazione è rappresentata dai videogiochi che stimolano la creatività e aiutano a prendere decisioni

È l’ultimo ritrovato in fatto di formazione manageriale. Non si tratta di un corso super moderno o di un aggiornamento ipertecnologico, bensì della semplice Playstation. Ebbene sì, dopo anni trascorsi a condannare i tanto vituperati videogiochi, ora se ne riscoprono i benefici effetti formativi, soprattutto a livello intellettuale.

È quanto si apprende da un vecchio studio pubblicato dalla rivista “Hbr Harvard business review”, sotto il titolo “Laboratori virtuali di leadership”, secondo il quale alcuni videogiochi non sono utili soltanto per rilassarsi ma anche per imparare ad essere dei leader. L’articolo, firmato da tre docenti di prestigiose università come Stanford, Mit e Genkins school of management, sostiene che i cosiddetti Mmorpg (Massively multiplayer role-playing games), ovvero i giochi di ruolo online, «aprono uno scorcio sul futuro della leadership nel mondo reale del business».

Il segreto di un simile effetto educativo risiederebbe nel fatto che i giochi di ruolo impongono non solo di seguire una strategia che sia quella vincente, ma anche la condivisione di un obiettivo preciso con una squadra virtuale. Questo può essere raggiunto solo reclutando, motivando e ricompensando i vari personaggi con cui si interagisce, proprio come deve fare un leader aziendale per portare al successo il suo team lavorativo. I tre ricercatori non hanno semplicemente elaborato delle teorie filosofeggianti ma hanno supportato le loro affermazioni con delle misurazioni e dei test ben precisi.

L’efficacia delle proprietà di questi giochi è stata valutata su un campione di 135 dipendenti di IBM, i quali, al termine dell’esperimento hanno dichiarato che «l’esperienza nei game è sorprendentemente importante per il lavoro quotidiano». Sulla base di studi simili a questi, alcune aziende italiane hanno pensato bene di cavalcare l’onda del virtuale abbinato alla formazione.

È il caso di Cesim Italia, società di casamadre finlandese che sviluppa progetti di apprendimento attraverso simulatori digitali e business game, e che tra i suoi clienti può vantare prestigiose società come Enel, Telecom, Fastweb e Pirelli. «Stiamo pensando di usare gli Mmorpg per sviluppare tematiche di comportamenti organizzativi – racconta l’amministratore delegato Gianfranco Di Maira – puntiamo ad un addestramento indirizzato a tutti e non soltanto ai capi. Intanto, l’esperimento più avanzato che stiamo conducendo riguarda un’azienda non italiana e veramente globale. È un progetto formativo che integra il game con la virtualizzazione di YouTube e MySpace».

Un altro esempio è rappresentato da Simulware, una società triestina che ha elaborato, tra l’altro, anche un “Decision support system”, un modello molto utilizzato nei paesi anglosassoni, in grado di simulare la giornata lavorativa del responsabile di un grande supermercato.

A sostenere ulteriormente le virtù dei simulatori è anche un autorevole studioso italiano, Americo Cicchetti, idaetore del “Cattolica Sim City Manager Project” il nuovo addendum del corso di Economia e Gestione dei servizi tenuto all’Università Cattolica di Roma, uno strumento di pianficazione urbanistica ed infrastrutturale.

Secondo il professore: «l’utilizzo dell’ambiente elettronico può consentire di mettere alla prova quanto appreso come mai prima. Il gioco infatti, stimola la creatività e aiuta a prendere delle decisioni». A lui si aggiunge Stefano Bozzi, professore della medesima facoltà, secondo il quale la simulazione permette «di approfondire nuove competenze e specifiche abilità» e stimola «l’attitudine al decision making, certamente rilevante nel profilo professionale di un city manager».

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