Rinnovi salariali ancora lontani per i dirigenti

di Luca Gianella

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Forti segnali di preoccupazione provengono dalla Federmanager che denuncia un atteggiamento di chiusura da parte di Confindustria riguardo alla creazione di una norma che permetta una chiara determinazione di aumenti retributivi in assenza di trattative tra manager e aziende

L’annosa “questio” del rinnovo contrattuale che sta attraversando il mondo dei dipendenti sembra mostrarsi a chiare linee anche per i dirigenti aziendali. A sottolineare questa situazione è stata proprio la controparte sindacale del mondo manageriale, Federmanager, che ha lamentato delle eccessive resistenze da parte di Confindustria. Portavoce di tale inquietudine il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, impegnato da alcuni mesi nel rinnovo di categoria dei dirigenti industriali.

In effetti, alcuni anni fa, la situazione sembrava molto più chiara e lineare di oggi. Federmanager aveva ottenuto, grazie a diverse battaglie, che i dirigenti potessero  usufruire di una politica retributiva non più volta ad una serie di piccoli aumenti dei minimi salariali ma tale da consentire loro di non dover scendere al di sotto di limiti prefissati, salvo poi lasciare la gran parte degli aumenti alla diretta trattativa impresa-dirigente.

Questo sistema determinava dei paletti da non oltrepassare e lasciava comunque spazio al dialogo tra le controparti dando la possibilità di commisurare gli aumenti ad una serie di obiettivi aziendali da raggiungere. Un sistema, apparentemente, moderno, perfetto ed in grado di offrire dei risultati. Poco confortante però il dato che ne è emerso; molte aziende cioè, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, non hanno dato luogo a queste trattative. Con ciò non si vuol affermare che non ci siano stati aumenti ma si vuol andare a sindacare sulle modalità, poco razionali, secondo le quali questi sono stati elargiti. In molti casi infatti non ci sono stati né negoziati, né obiettivi da raggiungere, nulla quindi in grado di quantificare e misurare le capacità dei dirigenti e di conseguenza la necessità di rinnovi.

Nel corso del tempo Federmanager ha tentato di sanzionare questa situazione chiedendo l’approvazione di una norma che, in assenza di tali trattative, comunque garantisse ai manager aziendali aumenti retributivi dopo un certo lasso di tempo.

Su questo terreno però Confindustria rimane ferma sulla sua  posizione di non voler  imporre un nuovo onere alle piccole e medie imprese, soprattutto considerando il momento economico di difficoltà.  Il fattore da tenere in considerazione, secondo Cofindustria, risiede nella particolare interazione che si crea tra dirigenti ed imprese, diversa e soprattutto più flessibile rispetto a quella che queste ultime instaurano con i propri dipendenti.

Un problema quindi non del tutto insignificante se si considera la lontananza delle due posizioni con la Federmanager fortemente motivata a stabilire dei criteri e dei percorsi di aumenti salariali e Confindustria tesa a voler dimostrare che la peculiarità del rapporto dirigenti-impresa impone ad entrambe le parti una flessibiltà che vada al di là di convenzioni e statiche gerarchie salariali.

Ovviamente in questo periodo la flessibità dovrà essere una qualità molto più vicina ai dirigenti che alle aziende, una intelligenza emotiva che porti la controparte manageriale ad assumersi gli oneri delle difficoltà economiche attuali delle imprese. Ma a quando gli onori?