Social network e colloqui di lavoro

di Rosanna Marchegiani

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Le informazioni che rilasciamo sui social network potrebbero essere utilizzate contro di noi dal responsabile del personale in sede di colloquio

Supponiamo di essere alla ricerca di un posto di lavoro o di voler cambiare il lavoro che già abbiamo. La prima cosa da fare è scrivere un buon curriculum e inviarlo a dei potenziali datori di lavoro.

Ovviamente cercheremo di scrivere un curriculum il più possibile professionale, che metta in luce il nostro percorso formativo, le nostre esperienze professionali e le nostre capacità. Potremo condire il tutto con qualche informazione personale sui nostri interessi extraprofessionali o le nostre aspettative per il futuro. Fin qua avremo fatto quello che fanno tanti altri candidati.

Ora ipotizziamo che il nostro potenziale datore di lavoro abbia deciso di convocarci per un colloquio. Certo, penserà che sul curriculum avremo scritto quello che vogliamo si sappia di noi e, in fondo, come dargli torto? Come può fare, allora, per conoscerci un po’ più da vicino, per sapere meglio chi siamo, cosa facciamo nella vita, al di fuori del lavoro e quali sono le nostre amicizie?

Da quando c’è Internet e dilagano i social network non è molto difficile. Al nostro potenziale datore di lavoro basterà andare su Google e digitare il nostro nome e cognome per vedere cosa ne viene fuori. In fondo anche noi lo facciamo, solo per curiosità, con i nomi di colleghi e conoscenti.

Una capatina poi su Google Immagini potrebbe fornire ulteriori informazioni. A questo punto, il nostro interlocutore, potrebbe fare un giro su Facebook o su un altro social network dove molti di noi lasciano informazioni personali e riservate che permettono di conoscerci realmente a fondo, di metterci a nudo, perché sono condivise in modo del tutto schietto e sincero.

Attualmente i responsabili della selezione del personale di molte aziende fanno uso di tali canali per trovare informazioni sui candidati: secondo una ricerca Harris Intercative questa sarebbe una pratica adottata dal 45% dei reclutatori americani, ma anche in Italia si tratta di una prassi abbastanza diffusa.

E noi siamo sicuri che tutte le notizie che abbiamo lasciato in rete e tutte le immagini che vi si trovano non possano ritorcersi contro di noi in una eventuale ricerca di lavoro?

Internet è una immensa piazza pubblica alla quale chiunque può affacciarsi, non solo le persone con le quali abbiamo piacere a condividere le cose. Spesso poi tante cose dette o tante foto lasciate lì non ce le ricordiamo più nel tempo e potrebbero nuocerci anche nel futuro ed essere motivo di discriminazioni o di mobbing.

Per capire cosa un datore di lavoro potrebbe trovare in rete su di noi possiamo eseguire anche noi la stessa ricerca e cancellare tutto ciò che ci sembra non conveniente che un addetto alla selezione del personale venga a conoscenza. Per prevenire ulteriori problemi è consigliabile utilizzare un nickname diverso dal proprio nome e cognome su forum, gruppi di discussione e simili ed è sempre bene evitare di condividere informazioni o foto troppo personali e far sì che i propri dati non sia pubblici, ma condivisi solamente con gli amici del social network.