Fortune, 40 paperoni under 40

di Barbara Weisz

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I 40 giovani miliardari americani più influenti del mondo appartengono soprattutto al settore hi-tech. C'è anche un italiano, Lorenzo Simonelli

Non hai problemi di mal di schiena su un volo a lungo raggio, e sopporti anche meglio il jetlag. Quando ti compri una Ferrari, nessuno può accusarti di avere una crisi di mezza età. E se ti mettono in prigione per un reato contabile, uscirai prima di aver compiuto 50 anni. In più, un giorno potrai raccontare ai colleghi che tu eri un executive quando l’economia cinese era ancora più piccola di quella americana. E potrai anche aggiungere che la tua società ha avuto spazio sulle pagine di un giornale cartaceo.

Sono alcuni dei 40 vantaggi dell’essere uno dei 40 paperoni under 40 americani più influenti del mondo secondo Fortune.

La classifica di quest’anno vede in prima posizione Marc Andreessen, 39 anni, co-fondatore di Netscape e poi di altre società. Segue il più giovane della lista, Mark Zuckerberg, il 26enne signore di Facebook, e dopo di lui i due fondatori di Twitter, Evan Williams e Biz Stone, rispettivamente 38 e 36 anni. Come si vede, il gradino più alto del podio è interamente dedicato alle tecnologie, settore da cui provengono 15 dei 40 giovani business leader (sei nella top 10). Al quarto posto invece c’è un protagonista del retail, Raul Vasquez, 39enne presidente di Wal Mart West, ma subito dopo si torna nel magico mondo hi-tech con Larry Page e Sergey Brin, le menti di Google.

In classifica c’è anche un italiano Lorenzo Simonelli, 37 anni, nato a Firenze, Ceo di Ge Transportation, il più giovane amministratore delegato di sempre in una divisione del colosso americano.

Sei le donne; Wendy Clark, 39enne senior vice president di Coca Cola, 15esima. Diciannovesima Esther Duflo, 38 anni, docente di Economia al Mit. Quindi Christa Davies, Cof di Aon, 23esima, Marissa Mayer, vicepresidente di Google, 34esima, Wen Zhou, 36esijma, cofondatrice di Phillip Lim, e infine Carolyn Everson, corporate vicepresidente di Microsoft, 39esima.

In tutto, le new entry sono 27, ovvero più della metà, segno che il segmento dei giovani miliardari è ad alto valore innovativo. Oltre ai 15 esponenti del mondo tech, ci sono sei appartenenti alla finanza, tre al retail, due all’industria, alla moda, ai media e al mondo accademico. E poi ancora, fra gli altri, pubblicità, automotive, consulenza, hollywood, sport e non profit.

Sono i 40 giovani ricconi d’America più influenti, ma non quelli che guadagnano di più. A questi ultimi è dedicata un’altra graduatoria, capitanata da Matt Maddox, 35enne chief financial officer di Wynn Resorts, pagato 15 milioni di dollari nel 2009. Segue James Maurdoch, figlio del tycoon Rupert, che è anche nei top 10 più influenti, e che come presidente e Ceo di Asia ed Europa di News Corp prende 8,8 milioni di dollari. Terzo Mike Mikan, Cfo di UnitedHealth Group.

Infine, Fortune propone una divertente panoramica di dieci business leaders che quando ancora non avevano raggiunto la mezza età sono sbarcati sulle pagine della rivista. Bill Gates ebbe questo onore a 30 anni. Howard Schultz, il fondatore di Starbucks, quando nel 1988 finì sulle pagine di Fortune aveva 16 negozi e dieci bar fra Chicago, Seattle, Tacoma e Vancouver.

A Jeff Bezos, di Amazon, il giornale dedicò spazio a 34 anni. Steve Jobs sulla rivista comparve nel 1987, quando aveva 32 anni e una folta capigliatura (a proposito, fra le 40 buone ragioni per essere miliardari prima dei 40 c’è anche il fatto di avere tutti i capelli in testa quando suonate la campanella nel giorno della vostra ipo a Wall Street), insieme al miliardario Ross Perot. L’articolo era dedicato ai manager licenziati dalla propria azienda che dovevano trovarsi una nuova collocazione. Perot investiva 20 milioni di dollari nella nuova impresa di Jobs, NeXT. Evidentemente, fra miliardari ci si riconosce.

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