Global Mba, la classifica 2011 del FT

di Barbara Weisz

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Due italiane, la Sda Bocconi e per la prima volta la School of management del Politecnico. Le nuove sfide per il settore della executive education

La parola chiave è innovazione. È un imperativo che vale per le imprese, ma anche per le business school. Lo scenario del dopo crisi impone di pensare nuovi modelli: diversificazione dei programmi, internazionalizzazione, proposte formative che tengano conto degli scenari economici e sociali in rapida evoluzione.

Ad indicare le priorità sono gli esponenti delle più prestigiose istituzioni accademiche del pianeta, i cui pareri sono stati raccolti dal Financial Times in occasione della presentazione della classifica 2011 dei Global Mba. Due le italiane presenti nella graduatoria dei 100 migliori programmi a livello internazionale: Sda Bocconi e School of management del Politecnico di Milano.

Innanzitutto, uno sguardo alla classifica. I gradini più alti del podio presentano una situazione sostanzialmente invariata rispetto agli anni scorsi: prima la London Business School, seconda la Wharton (University of Pennsylvania), terza Harvard. Seguono la francese Insead e l’americana Stanford.

La graduatoria viene compilata tenendo conto di una ventina di parametri, raggruppabili in tre macro-aree: i salari degli studenti e gli sviluppi della loro carriera dopo aver frequentato l’Mba, la diversificazione e l’internazionalizzazione dei programmi, il livello della ricerca.

Ebbene, per fare un esempio, lo stipendio medio di chi ha frequentato un Mba alla London Business School è superiore a 145mila dollari, ed è aumentato del 132% dopo aver frequentato il master. Il salario medio più alto è quello degli ex di Stanford, che viaggiano intorno ai 183mila dollari, registrando un incremento post master del 115%.

Al secondo posto, calcolando solo l’ammontare dello stipendio medio, c’è un’istituzione asiatica, l’Indian Institute of Management Ahmedabad (IIMA), con 174mila dollari, +152% rispetto al compenso precedente alla frequentazione. In genere, gli aumenti di salario più consistenti vengono registrati dopo un master asiatico: +187% alla Indian School of Business, +155% alla cinese Ceibs, +142% alla Hong Kong UISt Business School, +140% alla National University of Singapore. Si tratta di Mba che occupano posizioni alte nella classifica generale, tutte fra le prime 25.

Quanto alle italiane, la Bocconi (Sda) è 28esima, chi ha frequentato il relativo corso guadagna mediamente 110mila dollari e ha visto i propri compensi aumentare del 123%. La School of Management del Politecnico è 96esima ed è una new entry. Guadagno medio, 74mila dollari, incremento del 94%.

«Il posizionamento tra le migliori scuole internazionali è un nostro obiettivo primario e questo ulteriore miglioramento nella classifica è una grande soddisfazione» sottolinea Guido Tabellini, rettore dell’Università Bocconi, aggiungendo: «Questi risultati si raggiungono solo investendo continuamente in ricerca, faculty e didattica di qualità».

Soddisfazione anche al Politecnico: «Negli ultimi due anni il numero dei prodotti europei presenti in classifica si è ridotto – commenta Gianluca Spina, Dean MIP Politecnico di Milano – pertanto il nostro ingresso nel Ranking MBA globale del Financial Times nel 2011 dà ancora maggior valore al risultato che abbiamo conseguito con grande impegno e determinazione».

Il Financial Times segnala come le business school stiano fronteggiando nuove sfide, con una competizione globale sempre più aceesa (lo dimostra una classifica sempre meno concentrata sulle sole top school americane e britanniche).

Nitin Nohria, dean della Harvard Business School, ha il preciso obiettivo per il 2011 di «guidare l’innovazione» per attrezzare gli studenti «a essere leader con le competenze e le capacità per affrontare il global business emergente e le sfide sociali». Mark Taylor, dean della Warwick Business School, vuole puntare su «pensiero critico e creativo».

Fra i trend registrati, quello che vede un sempre maggior numero (anche se si tratta sempre di una minoranza) di ex studenti che sfruttano le competenze acquisite per diventare imprenditori: lo hanno fatto 35-45 ex di Harvard e circa l’8,4% di coloro che sono usciti dal Mit (Sloan).

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