Energy manager: il 10% non ha potere decisionale

di Teresa Barone

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Il ritratto dell?energy manager tracciato dall?Osservatorio Energy Management: notevoli i vantaggi per le aziende ma a decidere è sempre l?AD.

La figura dell’energy manager è ancora spesso sottovalutata in azienda. Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Energy Management nella maggioranza dei casi è sempre l’Amministratore Delegato a concludere le trattative con i fornitori di energia e a prendere le decisioni finali, lasciando nell’ombra questa categoria di dirigenti che, ancora oggi, occupa una posizione dirigenziale solo sulla carta.

Nel 38% dei casi l’energy manager non decide, ma sono innegabili i benefici che portano alle aziende per le quali lavorano. Sebbene troppo spesso surclassato dall’AD, infatti, riesce a seguire un progetto dalle fasi iniziali fino alla realizzazione ottenendo notevoli risultati già nell’arco di due anni: si parla di un risparmio energetico per l’impresa che si aggira intorno al 10,8%, una percentuale che la dice lunga sull’importanza di queste figure dirigenziali innovative e proiettate verso la green economy.

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Lo studio informa inoltre sulle modalità usate dall’energy manager per selezionare un fornitore, sia nel settore privato sia nella Pubblica Amministrazione: la durata media di una trattativa ruota intorno ai sei mesi e sembra allungarsi quando si svolge con un Ente Pubblico. Generalmente il bando di gara coinvolge tre potenziali fornitori, e la scelta finale si basa su due criteri fondamentali: l’entità delle tariffe e l’affidabilità della compagnia erogatrice di energia.

Non mancano i casi di energy manager che spingono per operare cambiamenti preferendo rivolgersi a un nuovo fornitore, percentuale che si aggira intorno al 50%. Esemplare quanto accade nella PA, dove solo il 27% dei dirigenti sceglie di essere fedele al medesimo fornitore.