Manager in fuga

di Chiara Basciano

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Dimmi dove vai e ti dirò chi sei. L'identikit del manager che cambia paese

Le grandi aziende si sono sempre fatte forti della delocalizzazione, fattore che aumenta i profitti e abbassa le spese. Per i manager questo spesso significa fare nuove esperienze e vedere un cospicuo aumento delle proprie entrate, grazie ai bonus e alle facilitazioni cui si va incontro. Dall’altro lato però l’impatto con una cultura diversa può essere faticoso e la burocrazia può diventare un ostacolo stressante.

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Tutto ciò è messo in evidenza dallo studio realizzato dall’Osservatorio di Michael Page, da cui risulta che il 50% degli italiani intervistati sta valutando un trasferimento all’estero. Singapore e America Latina, grazie alla loro economia in forte sviluppo, sono le mete che offrono maggiori possibilità, mentre quelle più desiderabili, in Europa, continuano ad essere Svizzera e Germania.

Lo studio indica come settori con più possibilità di impiego quelli legati ai servizi, all’oil&gas e alle funzioni sales. Nel dettaglio le figure più ricercate sono quelle che veicolano i rapporti tra paesi, come l’esperto in Lean Manufacturing, il General Manager o il Branch Manager.

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Katiuscia Cardinali, director di Page Executive riguardo al tema dell’internazionalizzazione ha dichiarato «È importante sottolineare che l’esperienza lavorativa all’estero è innanzitutto un’esperienza di vita, che accresce il proprio bagaglio personale e culturale oltre che professionale, e quindi fonte di arricchimento in quanto tale. Sviluppa la capacità di adattamento, la flessibilità culturale e l’apertura verso la diversità, elementi che il mercato globale nel quale ci confrontiamo quotidianamente richiede con sempre maggior forza».

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