Si al telelavoro potenziando la comunicazione

di Teresa Barone

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Telelavoro si, telelavoro no: quando permettere ai dipendenti di lavorare da casa? Ecco gli aspetti da valutare.

Cresce il numero di aziende disposte a concedere maggiore flessibilità ai dipendenti attivando progetti di telelavoro: lo afferma un campione di 400 dirigenti interpellato nel corso di un sondaggio promosso dalla società di servizi “The Creative Group”, ricerca che mostra come la percentuale dei manager coinvolti favorevole all’home working sia triplicata rispetto a tre anni fa.

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Se il telelavoro migliora il morale dei dipendenti rendendoli, nel contempo, maggiormente efficienti e produttivi, è anche verso che alla base di questa forma di flessibilità debba necessariamente esserci un’ottima comunicazione, certamente intensificata rispetto al classico ambiente d’ufficio dove tutti operano  sotto lo stesso tetto.

L’azienda promotrice del sondaggio, inoltre, propone una strategia efficace e utile al manager che deve decidere se concedere il telelavoro a uno o più dipendenti: ecco cinque domande da porsi prima di “accontentare” le richieste dei collaboratori che vorrebbero lavorare da casa:

1. L’azienda è pronta per gestire un progetto di telelavoro? Se l’impresa è nuova, o se si trova in uno stato di transizione, è preferibile rimandare e concentrare tutte le risorse in sede.

2.  Quali mansioni sono più facilmente gestibili a distanza? Via libera al telelavoro per chi si occupa della progettazione grafica e svolge attività di copywriting, mentre questa scelta non sembra adatta a favore di coloro che devono essere sempre a contatto con le attrezzature e i materiali.

3. Con quale frequenza si dovrebbe concedere di lavorare fuori sede? Meglio limitare il lavoro a distanza a uno o due giorni a settimana.

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4. Come rimanere in contatto? Ben venga l’utilizzo di strumenti di comunicazione virtuali come Skype o altre forme di scambio di messaggi istantanei, incentivando tuttavia incontri periodici faccia a faccia.