Privacy Officer: miraggio per l?Italia

di Chiara Basciano

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Le professioni digitali sono fondamentali per le aziende ma l?Italia è a rischio caos

Il 2015 sembra davvero essere l’anno delle professioni digitali. Ma non è tutto oro quello che luccica e le normative italiane si trovano impreparate a gestire il boom delle professioni legate al mondo digitale. Anche i manager si trovano spesso i difficoltà a capire di quale figura hanno bisogno per la loro azienda.

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A dare una possibile soluzione a questo stato di cose è il presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, Luca Bolognini, che afferma «Se il nostro Garante Privacy prescrivesse in via generale la necessità di un responsabile privacy per ogni struttura con dati sensibili, come già fece con il provvedimento sugli Amministratori di Sistema, non servirebbe neanche aspettare l’avvento del Regolamento europeo. Il Privacy Officer, già previsto a vario titolo in diversi Paesi del mondo, inclusa la Germania darebbe maggiore garanzia sulla tutela aziendale delle informazioni».

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Interviene nel dibattito anche Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy «Nei prossimi 12 mesi permetteremo a 1.000 professionisti di dotarsi di credenziali documentate mediante gli attestati di qualità rilasciati ai sensi della Legge 4/2013, ed i certificati basati sulla Norma ISO 17024 emessi dal Tüv Examination Institute come organismo di certificazione di terza parte. Tuttavia, con l’arrivo del regolamento europeo, il mercato potrà richiedere trai 25.000 ed i 70.000 privacy officer».

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Qualcosa si muove quindi, in una giungla tecnologica che pian piano dovrà vedere la luce.