La difficile espansione all’estero

di Chiara Basciano

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Gli ostacoli all'apertura verso i mercati esteri contrastano lo sviluppo delle aziende italiane

Far crescere il volume degli affari coincide spesso con la facilità di investimento verso l’estero. Se infatti esso è facile da affrontare si potrà altrettanto facilmente fare marcia indietro e puntare su altri paesi.

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In Italia nonostante l’investimento all’estero sia indicato come unico modo per raggiungere determinati traguardi economici gli ostacoli da superare sono ancora molti. Lo indica l’ultimo sondaggio effettuato da Regus. Nel dettaglio in numeri dimostrano che la media italiana è molto lontana da quella mondiale, infatti la crescita principalmente attraverso l’espansione all’estero è indicata come elemento chiave per il 30% delle aziende italiane e per il 17% di quelle mondiali.

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Al contrario solo il 10% delle aziende italiane indica come fondamentale il mercato interno, contro il 42% della media mondiale. Eppure nonostante queste diversità i fattori considerati ostacolanti per la crescita all’estero sono molto simili per l’Italia e per il resto del mondo.

Come primo elemento viene indicata la difficoltà a reperire personale altamente qualificato, seguita dalla mancanza di contatti locali e di informazioni accurate sul luogo. In questa prospettiva riuscire ad avere contatti diretti coi mercati esteri e sviluppare un lavoro flessibile appare come unica strada da seguire, come sottolineato da Mauro Mordini, general manager di Regus in Italia «Gli spazi ufficio flessibili consentono di reagire velocemente ai cambiamenti del mercato e a mantenere disponibili i capitali per gli investimenti destinati a un’ulteriore crescita. Le aziende devono potersi espandere rapidamente, ma anche ridimensionarsi alla stessa velocità nel caso in cui si presentino possibilità di crescita altrove».

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