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Autonomi e Partite IVA, 600 euro senza limiti? Dubbi ed esclusioni

di Anna Fabi

18 Marzo 2020 16:49

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Una tantum da 600 euro per Partite IVA, autonomi e collaboratori in gestione separata, pare senza altri requisiti, professioni ordinistiche escluse: cosa dice il decreto.

Ci sono una serie di punti non chiari relativi agli indennizzi previsti dal decreto economico per l’emergenza Coronavirus, che è in vigore dal 17 marzo (dl 18/2020).

L’articolo 27 istituisce un’indennità per Partite IVA e collaboratori iscritti alla gestione separata INPS (liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data), parimenti prevista all’articolo 28 per lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago (come artigiani e commercianti).

Si tratta di un bonus (per ora) una tantum pari a 600 euro per marzo che, in base all’interpretazione letterale della norma, spetterebbe a prescindere dal fatto che ci sia stata una sospensione o una riduzione dell’attività per l’emergenza Coronavirus. E anche senza tetti di reddito. In entrambi i casi, l’indennità non concorre alla formazione del reddito (è esentasse).

Requisiti

Per come è scritto il decreto, anche un autonomo a partita IVA con reddito elevato e senza alcuna riduzione di lavoro a causa dell’emergenza Covid 19 (un negoziante che può tenere aperto, un consulente appartenente a una professione non ordinistica…), ha diritto all’indennità.

Le partite IVA devono essere già attive alla data dello scorso 23 febbraio (clausola anti-furbetti). Però, non sembra sia scritto da nessuna parte che questa platea di lavoratori, per avere diritto al bonus, debba aver subito danni all’attività a causa del Coronavirus.  Tanto più che il Governo stesso ha parlato di 5 milioni di beneficiari.

Unici paletti previsti: le indennità non sono fra loro cumulabili e non spettano ai titolari di reddito d cittadinanza.

Articolo 27

Ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata …. non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro.

Articolo 28

Ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della gestione separata INPS …., è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro.

Esclusi dall’indennità

=> Ammortizzatori e indennità: dipendenti, autonomi e Partite IVA

Di contro, ci sono delle categorie escluse, ad esempio, i professionisti iscritti agli ordini, per i quali in realtà c’è una misura a parte che però non quantifica il bonus e che comunque richiede provvedimenti attuativi, attingendo dal Fondo di ultima istanza di cui all’articolo 44 del decreto.

La sua dotazione è di 300 milioni di euro e serve a garantire un’indennità ai lavoratori dipendenti o autonomi danneggiati dal coronavirus non compresi negli altri ammortizzatori o strumenti previsti. E’ all’interno di questo fondo che sarà prevista un’eventuale quota spettante agli iscritti agli enti di previdenza dei professionisti (qui ci vuole un apposito decreto attuativo ministeriale). Le regole attuative verranno fissate da appositi decreti ministeriali entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Per capirci, il bonus di 600 euro non spetta a commercialisti, ingegneri, avvocati e via dicendo. Mentre Partite IVA, autonomi non iscritti agli ordini e collaboratori in gestione separata ne hanno diritto senza nessun particolare altro requisito.

In realtà, su questi punti sarebbe utili chiarimenti interpretativi: la ratio delle norme sull’emergenza Coronavirus sembra essere quella di sostenere lavoratori e imprese che hanno subito danni (riduzioni, sospensioni dell’attività e via dicendo). Sembra quindi strano che, nel caso dell’una tantum da 600 euro, non siano stati previsti paletti legati dalla riduzione dell’attività.

Come ottenere l’indennità

L’indennità viene versata dall’INPS, a cui bisogna fare domanda. Per Partite IVA e collaboratori in gestione separata sono disponibili 203,4 milioni di euro, per gli autonomi 2,160 miliardi. L’INPS provvede al monitoraggio del limite di spesa e comunica i risultati ai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Qualora emergano scostamenti, anche in via prospettica, non sono adottati altri provvedimenti concessori.  In pratica, par di capire, se il tetto di spesa viene superato si blocca l’indennità.