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Legge di Bilancio: studi professionali senza agevolazioni

di Barbara Weisz

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Confprofessioni critica la Legge di Bilancio 2020 su fiscalità e incentivi: incongruenze e discriminazioni nei confronti di professionisti e studi.

Nuove critiche da parte dei rappresentanti delle professioni alla stretta sul regime forfettario contenuta nella Legge di Stabilità 2020: dopo i rilievi presentati da alcuni ordini professionali (commercialisti e avvocati), arrivano quelli di Confprofessioni, in sede di audizione parlamentare alla Legge di Bilancio 2020.

Per il settore delle professioni, sottolinea Gaetano Stella, presidente Confprofessioni, la manovra è «altamente punitiva».

Le critiche riguardano in particolare la stretta sui forfettari, l’abolizione della flat tax al 20% per le Partite IVA fra i 65mila e i 100mila euro (che era prevista dalla manovra dell’anno scorso con entrata in vigore 2020, quindi non è mai stata applicata), la mancanza di misure per la digitalizzazione degli studi professionali, sui quali fra l’altro continua a pesare «la principale distorsione del regime forfettario».

=> Come cambia il regime forfettario dal 2020

Fiscalità

I dati pubblicati dall’Osservatorio sulle Partite IVA del ministero dell’Economia e delle Finanze confermano che «il regime forfettario, soprattutto nel campo dei servizi professionali, dove prevale la componente intellettuale del lavoro, favorisce la frammentazione degli studi professionali, con preoccupanti ricadute sulla produttività e sulla competitività del settore».

Nel primo semestre 2019 le nuove Partite IVA singole aperte con il regime forfettario sono aumentate del 38,3%, mentre calano le attivazioni in associazioni professionali e società di persone (-16,4%) e in società di capitali (-8,6%). Numeri che dimostrano come il regime forfettario rappresenti un disincentivo all’aggregazione delle attività professionali.

La soluzione proposta da Confprofessioni: eliminare l’incompatibilità per i professionisti che, realizzando compensi annui inferiori a 65mila euro, partecipano ad associazioni professionali o a società tra professionisti (STP).

Per quanto riguarda il regime forfettario, i nuovi paletti introdotti (tetto di 20mila annui alle spese per i collaboratori, incompatibilità con redditi da lavoro dipendente sopra i 30mila euro), «seppure comprensibili nell’ottica di evitare distorsioni nell’utilizzo dello strumento (come quella che mira ad impedire il godimento delle agevolazioni del regime forfettario a lavoratori dipendenti e pensionati che contestualmente realizzano redditi significativi), dovrebbero essere almeno in parte rimodulate per evitare ulteriori problematiche applicative».

Come detto, disaccordo anche sull’abolizione della flat tax al 20% fra i 65mila e i 100mila euro: la misura, che avrebbe dovuto entrare in vigore il prossimo primo gennaio (in base alla norma, ora eliminata della manovra dello scorso anno), viene «cancellata con un colpo di spugna e nell’assoluta indifferenza per le aspettative di milioni di lavoratori, dei loro progetti economici e di sviluppo, confermando ancora una volta il disinteresse della politica nei confronti della stabilità delle politiche fiscali, di cui invece il mondo produttivo avrebbe un enorme bisogno».

Professionisti a parte, vengono poi definite «contraddittorie» le misure sulle detrazioni fiscali: «si complica la vita ai cittadini condizionando la detraibilità delle spese ai soli pagamenti tracciabili, mentre si altera la logica virtuosa del conflitto di interessi per tutti i contribuenti con redditi oltre i 120mila euro, con effetti potenzialmente dannosi in termini di contrasto all’evasione fiscale».

Adempimenti

Non solo: gli studi professionali, secondo Stella, sono penalizzati anche dalle sanzioni previste dal decreto fiscale collegato alla manovra (la cui legge di conversione è attualmente in parlamento) che non dispongano di strumenti per i pagamenti elettronici.

Si tratta di un settore in cui «la compliance rispetto a questo obbligo è altissima», così come «in linea generale l’Italia presenta dati altissimi sul numero di POS diffusi sul territorio». Quindi, «un approccio basato sulla demonizzazione di piccoli professionisti ed esercizi commerciali, additati quali responsabili dell’evasione fiscale e dunque sottoposti a sanzioni e controlli ad hoc, è insopportabile e fuorviante».

Il credito pari al 30% delle spese sostenute non è uno strumento adeguato, nel senso che «risulta del tutto insufficiente» a coprire i costi effettivi che i professionisti sostengono.

Incentivi

Altro punto debole: continua a non essere previsto «il diritto dei professionisti ad accedere ai benefici di Impresa 4.0 su di un piano di parità con le PMI, disallineandosi rispetto alle discipline previste a livello europeo». Così come la Nuova Sabatini, il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, le agevolazioni per Startup innovative, sono tuttora preclusi ai professionisti.

Per quanto riguarda l’iperammortamento Industria 4.0 c’è «una palese incongruenza tra dato legislativo e prassi amministrativa», nel senso che i documenti di prassi non riconoscono l’agevolazione agli esercenti arti e professioni.

Ci sono comunque anche elementi positivi in manovra: «il nuovo programma “Cresci al Sud“, che si affianca agli altri incentivi per favorire le attività economiche nel Mezzogiorno e che hanno riscosso interesse anche nel mondo dei professionisti». E «gli incentivi economici per l’acquisto di apparecchiature sanitarie negli studi di medicina generale, un eccellente esempio di cooperazione pubblico/privato per offrire servizi più efficienti in una prospettiva di sussidiarietà».

Le proposte di Confprofessioni per andare incontro alla categoria: norme per favorire lo sviluppo infrastrutturale degli studi professionali, a cominciare dall’incentivazione dei processi di aggregazione tra giovani professionisti, tutela dell’equità dei compensi professionali, più welfare per i lavoratori autonomi.

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