Redditometro: il Fisco calcola le spese per la casa

di Redazione PMI.it

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Proprietà, affitto, usufrutto, leasing, spese di manutenzione: ecco quando il Fisco conosce le spese certe e come elabora le medie statistiche, in base alla circolare sul Redditometro dell'Agenzia delle Entrate.

Fra le categorie di spesa previste dal Redditometro, la più rilevante è legata all’abitazione: i dati su affitto, compravendite immobiliari o mutuo sono reperibili dal Fisco, che potrà così presumerne l’ammontare delle spese di mantenimento, che contribuiscono a determinare il tenore di vita del contribuente (lifestage). A partire dai dati del Comune di residenza, infatti, l’amministrazione finanziaria può sapere se la casa è di proprietà (o altro diritto reale, come l’usufrutto), in affitto (o leasing immobiliare) o in uso gratuito. Quando l’informazione non è reperibile al contribuente verrà temporaneamente attribuito il cosiddetto fitto figurativo.

Il fitto figurativo

Il contribuente che riceve la lettera da Redditometro, in sede di contraddittorio dovrà rappresentare la sua reale situazione abitativa ed il fitto figurativo verrà sostituito con una spesa certa, le relative spese di manutenzione.Il fitto figurativo viene determinato partendo da un canone di locazione mensile medio al metro quadro: lo si rileva dai dati OMI (Osservatorio Mercato Immobiliare), relativi alla categoria catastale A2 (abitazione civile) del Comune di residenza, ipotizzando una casa di 75 metri quadri. Questo valore si moltiplica per i mesi di possesso (se non corrisponde nessuna abitazione per l’intero anno, il valore di moltiplica per 12). La somma che ne deriva, ai fini dell’accertamento sintetico, viene considerata comprensiva di tutte le spese di manitenimento dell’abitazione. Se il nucleo familiare è composto da due coniugi: se risiedono nello stesso Comune il fitto figurativo viene calcolato con riferimento a una sola abitazione per entrambi, se risiedono in Comuni diversi a ciascuno viene attribuito un fitto figurativo.

Affitto, leasing, mutuo

Sono tutte informazioni che risultano dai relativi contratti, e che quindi sono certe. Nel caso di contribuenti che pagano il mutuo, l’accertamento sintetico prende in considerazione solo le rate effettivamete pagate nel corso dell’anno (quota capitale e interessi), in base a quanto risulta all’anagrafe tributaria. Se l’abitazione è in locazione, rileva il costo del canone rapportato al numero di persone a cui è intestato il contratto. Per il leasing immobiliare, l’immobile è assimilato a quello in locazione, e si applicano gli stessi criteri.

Calcolo spese di manutenzione

Per tutte le tipologie abitative (anche la proprietà), alle spese certe (affitto, mutuo e via dicendo) si sommano quelle gestionali. Si considerano anche le abitazioni all’estero mentre si escludono gli immobili destinati all’attività di impresa (capannoni, uffici, negozi, opifici e via dicendo). Non vengono calcolate separatamente neanche le pertinenze (cantine, box, solai).

  • Acqua, condominio, manutenzione ordinaria: a meno che non siano puntualmente rilevate, il Fisco può effettuare un calcolo statistico con le medie ISTAT per tipologia familiare, in base ai metri quadri dell’unità abitativa e al fatto che questa sia in affitto, di proprietà, in leasing (verranno poi sostituite dalle spese reali, fornite dal contribuente in fase di contraddittorio).
  • Elettrodomestici, arredi, altri servizi per la casa: la media ISTAT interviene in assenza di dati certi, relativa alla tipologia familiare e alle caratteristiche dell’immobile (metri quadri e tipo di possesso).
  • Combustibile, energia, comunicazione: la spesa per bollette di luce, gas e telefono è nota al Fisco perchè comunicata annualmente all’Anagrafe Tributaria dai gestori dei servizi di pubblica utilità. Per i contratti di telefonia (fissa, mobile e satellitare) non noti all’Anagrafe (es.: intestatari non residenti nell’immobile) si considera la spesa media Istat della tipologia familiare.
  • Intermediazione immobiliare:spese rilevabili dai contratti di compravendita, non solo in quelli relativi all’abitazione princiaple per cui c’è la detrazione ma in ogni caso.
  • Collaboratori domestici: il Fisco ne rileva le spese tramite comunicazioni annuali dell’INPS.

Esclusioni: non rilevano le spese per abitazioni in nuda proprietà, con un diritto di godimento da parte di un terzo, date in affitto o in uso gratuito a un parente che vi ha stabilito la residenza. In questi casi, le spese gestionali vengono attribuite a chi ne ha l’usufrutto.