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Superbonus: recupero del credito in quattro anni, cosa cambia

di Redazione PMI.it

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Per le spese 2022, il Superbonus si recupera in 4 quote: come cambia la detrazione e come usare le opzioni di sconto in fattura o cessione del credito.

Il Superbonus si può recuperare in quattro anni come detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi, non più in cinque anni: la modifica è contenuta nella Legge di Bilancio dello scorso anno ma si applica alle spese sostenute dal 2022.

Superbonus, detrazione in quattro anni

La Manovra 2022 è ulteriormente intervenuta sul Superbonus, stabilendo la proroga al 2025, al 110% fino al 2023 e al 70 e 65% nei due anni successivi. Ma la ripartizione su quattro rate annuali è sostanzialmente confermata, anche per impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica auto elettriche. Vediamo tutto.

Detrazione per il fotovoltaico

Le novità (comma 28, legge 234/2021) prevedono che vengano utilizzate in quattro quote annuali di pari importo le detrazioni al 110% per l’installazione di impianti solari fotovoltaici. Si tratta di lavori ammessi al Superbonus come interventi trainati, che devono quindi essere eseguiti congiuntamente a uno degli interventi trainanti (isolamento termico superfici, climatizzazione, lavori antisismici). Tecnicamente, la modifica interviene sull’articolo 119 del dl 34/2020, andando a modificare il comma 5 relativo appunto agli impianti fotovoltaici. In pratica, questi lavori restano detraibili al 110%, fino a un tetto di spesa di 48mila euro e comunque nel limite di 2mila 400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico. Ma la detrazione si spalma su quattro e non su cinque anni.

Detrazione per colonnine di ricarica

Stesso discorso per le colonnine di ricarica. Per gli interventi di installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, si legge sempre nel comma 28 della manovra, la detrazione viene ripartita in quattro quote annuali di pari importo. In questo caso, la norma modifica il comma 8 dello stesso articolo 199 del dl 34/2020. Anche questi lavori devono essere trainati, ovvero eseguiti congiuntamente a uno degli interventi trainanti. I limiti di spesa restano immutati a 2mila euro per gli edifici unifamiliari o le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti, 1500 euro per gli edifici plurifamiliari o i condomini che installino un numero massimo di otto colonnine, 1200 euro per gli edifici plurifamiliari o i condomini che installino un numero superiore a otto colonnine.

Detrazione in quattro anni per lavori 2022

E veniamo alla modifica che si applica a tutti i lavori ammessi al Superbonus. In questo caso, la novità era già prevista dalla Manovra 2021 con riferimento alle spese 2022 (legge 178/2020, comma 66). La Manovra 2022, nel prorogare il Superbonus al 2023, ha mantenuto questa nuova ripartizione, prevedendo dunque quattro quote annali per tutte le spese sostenute dal 2022.

Si completa così il quadro della nuova ripartizione della detrazione, che dal 2022 è sempre in quattro quote annuali sia per gli interventi trainanti sia per quelli trainati.

Pro e contro

Si tratta di una norma che va a vantaggio del contribuente, che recupera la spesa con un anno di anticipo ed in misura maggiore. Però ci può anche essere uno svantaggio: il contribuente che non ha capienza fiscale in dichiarazione dei redditi, non può recuperare la parte di detrazione non fruita l’anno seguente.

Impatto su cessione credito e sconto fattura

In caso di incapienza la legge fornisce un’alternativa, ovvero la cessione del credito o lo sconto in fattura, ipotesi regolate dall’articolo 121 del decreto 34/2020 e prorogate dalla Manovra 2022 fino al 2025. Consentono di cedere la detrazione al fornitore attraverso un contestuale sconto in fattura, o a una banca o altro intermediario finanziario, che quindi anticiperà la somma (sostanzialmente, erogando un prestito) e utilizzerà poi la detrazione.

Bisogna pertanto valutare queste opzioni anche alla luce della nuova ripartizione in quattro anni: nel caso in cui non ci fosse capienza fiscale, con la cessione del credito o lo sconto in fattura si utilizza in pieno la detrazione, di cui si rischia invece di perdere una parte nel caso di utilizzo diretto in dichiarazione. Esempio: il contribuente che fa lavori per 100mila euro e detrae 27.500 euro euro annui, se di norma paga 15mila euro di tasse all’anno perderebbe 12.500 euro per mancanza di capienza fiscale (non potendola riportare nell’anno successivo), mentre con la cessione o lo sconto in fattura può utilizzare l’intero credito.