Redditometro: cosa è cambiato

di Barbara Weisz

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Il Decreto Dignità ha reso inapplicabile il Redditometro ma solo per gli anni d'imposta successivi al 2015: restano però validi gli atti già notificati ed eventuali procedure avviate.

C’è una revisione del Redditometro nel Decreto Dignità, che in realtà non cancella lo strumento ma lo rende inutilizzabile fino a quando non uscirà un nuovo provvedimento del ministero delle Finanze per fissare i criteri di determinazione sintetica del reddito.

In pratica, il precedente decreto del MEF è stato abolito, per cui non è più applicabile a partire dagli anni di imposta successivi al 2015. Questo impedisce al Fisco di fare accertamenti sintetici da Redditometro fondati su elementi indicativi della capacità di reddito, perché la legge (Dpr 600/1973, articolo 38) prevede che siano necessari criteri ministeriali fissati con apposito decreto.

Ad oggi, dunque, in base alla novità del Decreto Dignità (articolo 10, dl 79/2018), è abrogato il provvedimento che stabiliva i criteri per l’accertamento sintetico (DM Economia 16 settembre 2015) ma solo per gli anni di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Dove resta lo Spesometro

In base alla norma, per le annualità precedenti il 2015 non cambia nulla, e restano validi anche eventuali inviti del Fisco per fornire dati e notizie rilevanti. L’abrogazione non si applica neppure agli atti già notificati e non prevede il rimborso di somme eventualmente già pagate.

Per riassumere, l’Agenzia delle Entrate non può fare accertamenti da Redditometro per le annualità successive al 2015, ma tutti gli atti di riscossione eventualmente già inviati, anche se riferiti al periodo non più indagabile, restano validi, così come le somme già pagate. Per quanto riguarda invece le annualità precedenti, restano validi non solo gli atti ma anche gli eventuali inviti a fornire notizie rilevanti già inviati.

In realtà, il Redditometro è stato utilizzato molto poco dall’amministrazione finanziaria, per cui il Decreto Dignità rappresenta semplicemente una presa d’atto: nel 2017 gli accertamenti sintetici sono stati 2024 (il 94,6% in meno rispetto al 2012).

Uno strumento di poco rilievo, dunque, anche perchè in contrasto con la nuova strategia di compliance sposata dal Fisco negli ultimi anni volta a promuovere l’adesione spontanea. Anche per questo, avrebbe avuto più senso procedere con la definitiva abolizione del redditometro come strumento di controllo fiscale.