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Chapeau intervista Enrico Giacomelli, fondatore di Namirial

di Redazione PMI.it

28 Aprile 2026 09:40

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Ai microfoni di Chapeau la straordinaria storia di Enrico Giacomelli, che ha fondato l'azienda Namirial dal nulla vendendola poi per un miliardo di euro.

Enrico Giacomelli è un imprenditore marchigiano la cui vita rappresenta una delle più incredibili storie di successo nel panorama tecnologico europeo. Partito dal basso, è riuscito a costruire un vero e proprio impero nel settore informatico fondando Namirial e portandola a diventare una delle aziende leader in Europa per la posta elettronica certificata (PEC) e la firma digitale.

La video intervista di Chapeau a Enrico Giacomelli

In un’accorata intervista rilasciata a Chapeau, Giacomelli ha raccontato la sua intera parabola professionale e umana. L’imprenditore ha ripercorso 35 anni di carriera, condividendo i dettagli di una scalata culminata con la vendita dell’azienda per oltre 1 miliardo di euro, non senza affrontare anche momenti di grande difficoltà personale e grosse sfide imprenditoriali. Di seguito, il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.

Le origini: dal bar in spiaggia alle grandi responsabilità

Il percorso lavorativo di Giacomelli inizia da adolescente, tra i tavoli del bar sulla spiaggia aperto dai suoi genitori a Senigallia nel 1969. Un’esperienza faticosa ma che gli insegna la dedizione al lavoro. A soli 19 anni, il salto di qualità: la famiglia prende in gestione un campeggio e il giovane Enrico si trova a gestire l’intera struttura, ricoprendo ogni ruolo.

L’intuizione tecnologica e la fondazione di Namirial

L’avvicinamento alla tecnologia avviene quasi per caso, dopo aver aperto una società di consulenza ambientale. È in questo periodo che conosce Claudio Gabellini, con il quale nel dicembre del 1991 fonda una società di informatica pur non sapendo nulla di programmazione. L’intuizione vincente è nel modello di business: regalare i software per le dichiarazioni dei redditi alle banche affinché li distribuissero ai commercialisti, vendendo poi a questi ultimi i moduli cartacei proprietari su cui stampare. Nel solo 1992, questo sistema porta l’azienda a fatturare un miliardo di lire.

Le crisi e la rinascita con Fineco

Il percorso imprenditoriale incontra presto due grandi scogli. Il primo, devastante a livello personale, è la morte del fratello in un incidente stradale, lutto che lo ha segnato profondamente e che ha cercato di affrontare rifugiandosi nel lavoro. Il secondo è una grave crisi aziendale: l’avvento delle stampanti laser distrugge il fiorente business dei moduli cartacei precompilati, portando la società vicina al fallimento. La vera rinascita avviene nel 2000, con l’invenzione del primo modello 730 online e la successiva chiusura di un decisivo contratto da 1,7 miliardi di lire con la neonata Fineco.

Il boom digitale e l’espansione internazionale

La definitiva consacrazione di Namirial si verifica nel 2008, quando in Italia viene introdotto l’obbligo della PEC e l’uso della firma digitale esplode. L’azienda si posiziona subito tra i primissimi operatori e riesce ad accaparrarsi clienti enormi, vendendo la prima firma grafometrica proprio a Fineco. Forte di margini del 30% e oltre 20 milioni di fatturato nel 2015, Namirial inizia l’espansione all’estero acquisendo un concorrente austriaco, per poi vincere prestigiose gare d’appalto internazionali contro giganti del settore come Adobe e DocuSign nel 2019.

L’ingresso dei fondi d’investimento e la exit miliardaria

Raggiunti i 45 milioni di fatturato, Namirial attira l’attenzione del fondo Ambienta, che nel 2020 entra in società con una valutazione di 150 milioni di euro. Sotto questa nuova spinta e con l’arrivo del CEO Max Pellegrini, l’azienda completa 7 acquisizioni strategiche in 5 anni, triplicando i ricavi fino a 160 milioni e spingendosi con successo nel mercato dell’identità digitale e dello SPID. Questo exploit prepara il terreno all’ingresso di Bain Capital, che ha recentemente acquisito le quote di maggioranza valutando l’azienda ben 1 miliardo e 90 milioni di euro.

L’importanza del karma

Oggi Namirial punta a 300 milioni di ricavi annui e conta 1400 dipendenti in 25 paesi. Nonostante il clamoroso ritorno economico personale, Giacomelli ha reinvestito nell’azienda e sottolinea con orgoglio come l’operazione abbia trasformato in milionari numerosi piccoli investitori e collaboratori storici. Convinto buddista e sostenitore dell’importanza del karma e dell’empatia nel fare impresa, dedica oggi grande attenzione alla filantropia. Gestisce una fondazione in memoria del fratello e ha imposto una clausola nel contratto miliardario con Bain Capital per destinare una percentuale del fatturato in beneficenza, a dimostrazione che i grandi affari non devono mai far dimenticare l’umanità.