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Aumento IVA, caro-prezzi e calo dei consumi

di Barbara Weisz

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Manovra finanziaria 2011-2014: non solo salgono i prezzi con l'aumento IVA al 21%, a scoraggiare domanda e consumi sono i rincari per quasi 6mila euro a famiglia, frutto di tutte le misure in manovra..

L’aumento dell’IVA al 21% prervisto dalla manovra finanziaria 2011 permetterà al Governo di “fare cassa”, ma penalizzerà l’economia italiana? Il caro-prezzi per molte categorie di prodotto è presumibilmente destinato a scoraggiare i consumi e quindi la domanda di mercato, penalizzando sia le imprese sia i consumatori. Chi ha fatto benzina nelle ultime ore ha già ampiamente sperimentato gli effetti dell’aumento Iva (benzina verde fino a 1,7 euro al litro; diesel a 1,525).

La misura contenuta nella manovra finanziaria 2011 è stata applicata a tantissimi prodotti e servizi.

«E’ probabile che con gli effetti delle due manovre d’estate anche i consumi interni subiranno ripercussioni negative», avverte Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che comunque sottolinea come l’aumento dei costi a carico delle famiglie derivante dall’Iva non sarà «pesante come si prosepttava inizialmente».

Quel che invece sarà un «vero e proprio salasso» è l’effetto complessivo delle due manovre dell’estate che non contengono solo gli aumenti Iva: sempre secondo i calcoli della Cgia, l’effetto combinato di tutte le misure previste da entrambe le manovre sarà pari a circa5.700 euro per ogni nucleo familiare, da spalmare sugli anni 2011-2014. Quest’anno l’impatto sarà pari a 113 euro, ma dall’anno prossimo supererà i 2mila euro a famiglia.

Il costo del solo aumento IVA al 21%, per la famiglia italiana è stimato mediamente in 92 euro l’anno. Oltre un terzo sarà riconducibile a spese di trasporto (32 euro), e a seguire a spese per mobili, elettrodomestici, abbigliamento e calzature, beni e servizi (assicurazioni, cura della persona, effetti personali, assistenza a minori e anziani), comunicazioni (poste e telefonia), giochi, cultura e tempo libero.

L’aumento IVA, lo ricordiamo, non inciderà sui beni di prima necessità a cui continuano ad applicarsi le aliquote del 10 o del 4%.

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