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Crisi e manovra bis, le preoccupazioni delle Pmi

di Barbara Weisz

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Il rischio di una nuova crisi economica preoccupa le Pmi italiane, già vessate da un cambio euro-dollaro che penalizza l'Export e da una domanda interna troppo debole: il punto di vista delle piccole e medie imprese alla luce della manovra bis.

Timori di una nuova recessione, cambio euro-dollaro che rischia di penalizzare l’Export, tensioni sui prezzi delle materie prime: l’autunno si apre all’insegna delle preoccupazioni per le Pmi italiane, dopo i crolli in Borsa di agosto, e che proprio in questi giorni si sono riproposti. A tutto questo, si aggiungono le incertezze di una manovra finanziaria bis priva di misure per il rilancio economico e penalizzante per micro-imprese e forza lavoro.

Per quanto riguarda la Borsa, giornata in altalena, con gli indici di Piazza Affari che hanno trascorso la mattinata in positivo ma poi hanno virato al ribasso. Gli altri listini europei ne primo pomeriggio mantenevano un progresso, pur contenuto, e poi hanno inziaiato a scendere, sulla scia di Wall Street.

Quanto allo spread, l’apertura è stata da brivido, con il differenziale fra titoli italiani e Bund tedeschi sopra i 380 punti base, assestandosi poi a 360 punti. A sostenere ititoli di Stato, l’annuncio della Banca Nazionale Svizzera che ha fissato un minimo di cambio franco-euro, dando supporto alla moneta unica.

Resta comunque una situazione molto fluida, sui mercati finanziari e non solo. Proprio le oscillazioni della moneta unica sono al centro dei timori delle Pmi: con una domanda interna debole, le imprese puntano su Internazionalizzazione ed Export, ma il cambio euro-dollaro agli attuali livelli rischia di essere penalizzante. Le preoccupazioni per il cosiddetto “double dip”, ovvero di una seconda fase di recessione, che rischia di partire dagli Usa, sono alti.

Al quadro internazionale si aggiungono i timori per la situazione italiana, con le conseguenze della manovra bis (ancora in divenire). In questo senso, i presidenti di alcune confederazioni confindustriali, interpellati dal Sole 24 Ore, lamentano la mancanza di misure a sostegno della crescita e dei consumi delle famiglie. Spiega Giancarlo Losma, presidente di Federmacchine: «la ripresa è veramente debole, solo chi ha saputo internazionalizzare la propria attività cresce, mentre il vero problema è uscire dal ristagno dell’economia». Fedrmacchine riunisce 6300 imprese, per 34 miliardi di fatturato nel 2010, di cui il 67% grazie all’export.

Nel quadro di debolezza interna, le Pmi sono preoccupate dall’ipotesi di un aumento dell’IVA,, ipotesi che era stata presa in considerazione, poi accantonata, e che ora, secondo le ultimissime notizie, il governo sta pensando di reintrodurre.

C’è anche una nota positiva, rappresentata dal fatto che al rientro dalle ferie le aziende non hanno trovato riduzione degli ordini. Il presidente di Anima (industria meccanica e affine) Sandro Bonomi ritiene che malgrado tutto il 2011 possa terminare in crescita, intorno al 2,6%, ma anche qui grazie al +4% delle esportazioni.

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