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Shale Gas, Energia del futuro

di Noemi Ricci

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Eni richiama l'attenzione dell'Europa sulle potenzialità energetiche ed economiche dello Shale Gas: senza, il Vecchio Continente potrebbe non avere futuro?

Il futuro dell’Energia prodotta da Gas è nello Shale Gas, o gas di scisto, gas non convenzionale, o idrocarburo azzurro che dir si voglia: è l’opinione di Eni sostenuta in occasione della presentazione dei nuovi piani di investimento.

Europa vs. USA

«Senza lo Shale Gas l’Europa può dire addio al suo futuro», ha rimarcato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni presentanto la nuova campagna pubblicitaria Eni a pochi giorni dal suo avvio. L’immobilismo della politica europea nei confronti delloShale Gas rischia di penalizzare il Vecchio Continente rispetto all’America, dove stanno invece investendo nell’idrocarburo azzurro e dove il prezzo del gas per le industrie è un terzo di quello europeo e l’energia elettrica la pagano la metà. «Se non cambia qualcosa c’è da chiedersi chi investirà nell’area UE» si chiede Scaroni.

Giacimenti europei

L’idea è di sfruttare i giacimenti europei e più in particolare quelli scoperti in Inghilterra, Polonia ed Ucraina. I vantaggi offerti dallo Shale Gas sono di avere riserve in 190 trilioni di metri cubi (stando alle stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia), praticamente pari alle riserve di Gas naturale presenti in natura, e di avere numerosi giacimenti vicini al nostro Paese, ovvero in Europa. A giovarne saranno sia gli utenti finali, imprese comprese, con minori costi in bolletta, che l’economia dei Paesi che sfrutteranno questa risorsa nel complesso, andando a definire nuovi equilibri internazionali per l’approvvigionamento dell’energia.

Fracking

Il problema principale che finora ha frenato il ricorso al gas di scisto è che per prelevarlo è necessario effettuare delle operazioni di fracking, ovvero delle microfratture sotterranee, una tecnica ancora in evoluzione e dagli aspetti piuttosto invasivi che spaventa i Paesi europei, senza considerare le problematiche legate all’estrazione in zone densamente popolate: rumore, grandi assorbimenti d’acqua (anche se l’evoluzione della tecnologia si dovrebbe arrivare a recuperare il 70-80% dell’acqua utilizzata) e molti residui da smaltire. Scaroni fa presente che in Europa l’unica che si sta veramente dedicando al gas di scisto è la Gran Bretagna, la quale se avesse successo potrebbe fare da apripista per il vecchio continente.

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