Rapporto 2012 sulle medie imprese italiane

di Francesca Vinciarelli

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Medie imprese più resistenti alla crisi economica, anche se accusano difficoltà nell'accesso al credito: l'indagine di Mediobanca e Unioncamere.

Le medie imprese sembrano resistere meglio del resto del sistema produttivo alla crisi economica, anche se per il 72% di essse l’accesso al credito resta un problema. È quanto emerso dall’indagine condotta da Mediobanca e da Unioncamere sulle imprese di media dimensione, che in Italia sono rappresentate da 3.220 realtà ognuna composta da 50-499 dipendenti per un fatturato annuo di 15-330 milioni di euro.

Accesso al credito

Oltre la metà delle medie imprese italiane (51%) dichiara di aver in programma di chiedere entro metà anno dei finanziamenti alle banche e non solo per la realizzazione di nuovi progetti (34,2%), anche per riuscire ad andare avanti con l’attività ordinaria (43%). Qualcuno ha dovuto farvi ricorso anche per implementare progetti già avviati (11,2%), o per problemi causati dai ritardi nei pagamenti (12%).

Ma il dato più interessante, e preoccupante, è che una grande fetta di medie imprese (il 72%) dichiara di aver riscontrato non poche difficoltà nell’accesso al credito.

È rappresentativo di questa situazione per nulla incoraggiante il dato che rivela come del 73% delle medie imprese che hanno richiesto dei finanziamenti alle banche (contro l’81% del 2011 ed il 67% del 2010) il 45% di quelle che effettivamente hanno ottenuto il credito segnalino problemi con l’ammontare del finanziamento richiesto e la presenza di tassi più alti, contro il 22% di un anno fa.

Ma non è tutto, non solo rispetto ad un anno fa sono aumentati i problemi di accesso al credito, anche i tempi per il suo ottenimento sono peggiorati. A segnalarlo è il 54% delle imprese, la stessa che teme per il prossimo futuro, soprattutto sul fronte dei ritardi nei pagamenti e del rischio fallimento.

Occupazione

Eppure i medi imprenditori stringono i denti e non mollano di fronte alla difficile congiuntura economica: il 40% delle medie imprese nonostante le difficoltà ha mantenuto i livelli occupazionali nella propria attività e addirittura una media impresa su quattro (25%) ha ampliato il numero dei propri dipendenti tra la fine del 2010 e la fine del 2012. C’è però anche un rilevante 35% che ha dovuto ridurre il proprio organico.

Ripresa ed export

Tra le note positive da segnalare c’è la buona propensione all’estero, con un 10% di medie imprese che hanno stabilimenti produttivi fuori dal territorio nazionale. Nel 38% di queste realtà è previsto un aumento dell’occupazione.

Una media impresa su tre poi si dimostra ottimista per l’andamento del 2012, contando sulla spinta delle agevolazioni fiscali (esclusione del costo del lavoro dall’imponibile IRAP) per una crescita della redditività: il 29% si aspetta che aumenti rispetto ai livelli del 2011 grazie ad una riduzione della tassazione di 6 punti percentuali.

Buone le prospettive anche sul fronte del fatturato (il 38% prevede un aumento, contro il 50,2% del 2011), della produzione (in aumento per il 32,6% contro il 39,7% del 2011) e degli investimenti sull’export. Quest’ultimo rappresenta un punto di eccellenza per le medie imprese, perché oltre il 90% esporta con un’incidenza delle vendite all’estero del 44% del totale.

Identikit delle medie imprese

In Italia le medie imprese sono gestite per la maggior parte dei casi a livello familiare: nel 30% dei casi è lo stesso fondatore, insieme alla sua famiglia, a controllare e gestire l’azienda, mentre nel 3,9% il fondatore e la sua famiglia non sono affatto coinvolti in nessuna delle due attività.

Quella di essere una realtà familiare rappresenta una caratteristica di forza se «sono controllate da un solo cervello o da un numero limitato di cervelli», spiega il presidente di Mediobanca Renato Pagliaro, «mentre dove entra in gioco la capacità di fare squadra mostrano la corda rispetto alla concorrenza» e questo impedisce loro di crescere.