Il Governo Renzi traina la fiducia delle imprese

di Barbara Weisz

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Imprese ottimiste sul governo Renzi, la richiesta numero uno: meno tasse. Indagine Confcommercio nell'attesa nel Forum di Cernobbio.

Aumenta la fiducia delle imprese nell’economia e si consolida l’ottimismo nei confronti del governo Renzi: è il sentiment nei confronti del nuovo esecutivo fotografato da Confcommercio, in un report in collaborazione con Format Ricerche presentato alla vigilia del meeting di Cernobbio (21-22 marzo). Il 55,3% delle imprese ha un elevato livello di fiducia nel governo Renzi, anche se solo una su quattro (il 24,6%) ritiene che resterà in carica fino a fine legislatura. Il 32,3% ritiene durerà più di un anno, il 22,4% massimo un anno. Due su tre pensano che riuscirà ad affrontare le priorità del paese: l’8,9% nei primi cento giorni mentre più prudentemente il 57,6% entro fine mandato. La fiducia nell’esecutivo è più alta fra le PMI e grandi imprese, più bassa fra le microimprese. Quanto alla diversificazione per settori, l’ottimismo prevale nell’industria e nell’edilizia, mentre il sentiment è meno positivo nel terziario (commercio, turismo, servizi). Infine, più fiducia nel Nord-Ovest e nel Centro Italia, meno nel Sude nel Nord-Est.

Fiducia nelle riforme

Le richieste delle imprese al governo nella stragrande maggioranza dei casi, 82,9%, riguardano la riduzione delle tasse, seguite da riduzione degli adempimenti burocratici, 65,2%, taglio del cuneo fiscale, 64,9%, politiche per l’occupazione (soprattutto giovanile), 62,8%, spending review, riforme istituzionali e costi della politica. La fiducia nella realizzazione delle misure annunciate: il 66,9% delle imprese pensa che il jobs act verrà approvato (il 18,2% entro i primi cento giorni, il 48,7% in tempi più lunghi), il 63,5% ritiene che ci sarà la riforma del Fisco (annunciata per maggio), e il 61,1% quella della PA (prevista per aprile).

=> Letta e Renzi a confronto su Economia e Lavoro

Una curiosità riguarda i giudizi sulla staffetta Letta-Renzi: il 48,6% ritiene che il nuovo esecutivo sia migliore o molto migliore del precedente (per la precisione: il 43,1% lo ritiene migliore, il 5,5% molto migliore), mentre una percentuale tutto sommato analoga, pari al 45,9%, non vede particolari differenze, ritenendo che i due governi si equivalgano. Molto pochi coloro che lo ritengono peggiore, 5,1%, o molto peggiore, 0,6%.

Fiducia nella ripresa

Infine, il sentiment sull’andamento dell’economia: se l’anno scorso la maggioranza degli imprenditori riteneva che la situazione fosse destinata a peggiorare rispetto al 2012, il 2014 segna un’inversione di tendenza, con quasi il 60% delle imprese convinete che la situazione migliorerà (22,2%% o almeno resterà invariata (36,1%). C’è ancora un 41,7% convinto che invece il clima economico sia destinato a peggiorare (l’anno scorso però questa percentuale era al 60%, quindi la fiducia è aumentata). Comunque sia, la crisi tendenzialmente non solo non è terminata, ma non terminerà neppure nel 2014 secondo il 72% delle imprese (qui la maggioranza è quindi schiacciante). C’è un piccolo gruppo di super-ottimisti, pari al 7,7%, che vede la fine della crisi nell’arco di quest’anno, mentre il 18% ritiene che terminerà nel 2015.

I risultati dell’indagine saranno prevedibilmente uno dei punti di partenza del dibattito che si svilupperà nella due giorni di Cernobbio, il 21 e 22 marzo a Villa D’Este: il programma prevede la presentazione di un’altra indagine, a cura dell’ufficio studi di Confocommercio, sull’andamento di economia e spesa pubblica, e la tradizionale due giorni di convegno. Venerdì 21 l’intervento del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, mentre sabato 22 chiuderà i lavori il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Fra gli altri, ci saranno i segretari dei tre sindacati confederali, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, gli economisti internazionali William Cline, Richard Baldwin, Vladimir Dlouhy, Barry Eichengreen.

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