Turismo digitale: privacy e fiducia a rischio

di Francesca Vinciarelli

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Il meccaniscmo del dynamic pricing si sta diffondendo nel settore dell'e-commerce: ecco i rischi per gli utenti ma anche per le aziende stesse.

Nell’era di Internet, quando sulla Rete si cercano informazioni di ogni genere e si compra qualsiasi cosa, è bene prestare attenzione alla tutela della propria Privacy non solo per questioni di riservatezza ma anche perché le informazioni circolanti possono essere utilizzate a proprio discapito. È questo il caso di un comportamento che è ormai diventato un luogo comune nel settore dell’e-commerce: il “dynamic pricing“. In questo periodo sono numerose le agenzie di viaggi che stanno ricorrendo a questa tecnica con la quale i prezzi cambiano nel tempo e sulla base di altri fattori, come i dati noti di un consumatore, per ritoccare i prezzi proposti (anche del +30%) per voli, hotel, pacchetti vacanze e così via sulla base del livello di interesse dell’utente, evidenziata dalla profilazione dello stesso ottenuta utilizzando i cookies e altre tecnologie di web analytics.

Si tratta di un giro d’affari non trascurabile, considerando che secondo gli ultimi dati ISTAT, ad acquistare online i propri pacchetti vacanze sono ben il 34% dei vacanzieri italiani, su un fatturato annuo del mercato digitale del turismo pari a 9,5 miliardi annui. Il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi, spiega:

«Per difendersi dalle pratiche tariffarie dinamiche ingannevoli quando si deve prenotare una vacanza su internet, è fondamentale adottare alcune best practices non solo per proteggere la propria privacy, ma anche per non pagare più del dovuto perciò può essere utile per gli utenti cancellare spesso la cronologia di navigazione del browser, bloccare il consenso all’utilizzo dei cookies di terza parte, installare software di navigazione anonima, e controllare se nelle condizioni di vendita c’è una garanzia sul prezzo pagato».

Dal punto di vista del business, se è vero che attualmente le imprese che ricorrono al dynamic pricing registrano nel breve periodo un aumento di profitti in media del +25%, dall’altra va valutato il fatto che probabilmente, venendo gli utenti a conoscenza di tali meccanismi, si avrà un calo della fiducia con ripercussioni negative per l’intero mercato dell’e-commerce.

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Sul tema si è espresso di recente la Commissione UE in seguito ad un’interrogazione parlamentare (parere E-002800/2016), precisando in primo luogo che la Commissione non ha finora raccolto prove conclusive su questo tema, quindi ricordando che la direttiva 95/46 / CE vieta il trattamento di categorie particolari di dati personali, tra cui la razza, l’origine etnica, le convinzioni religiose, la salute e la vita sessuale, a meno che l’individuo abbia dato il consenso esplicito o manifestamente fatto che i dati personali del pubblico.

Il Regolamento UE 2016/679 prevede che, se non c’è consenso esplicito, questo genere di profilazione non è consentito. In alcune circostanze le pratiche tariffarie dinamiche potrebbero essere abusive ai sensi della direttiva 2005/29/CE, ma queste devono essere valutate caso per caso da parte delle autorità nazionali competenti e tribunali.

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