Italia in recessione dal 2023: FMI più pessimista del Governo

di Barbara Weisz

Il FMI stima per l'Italia un ribasso del PIL 2023 più severo di quello delineato del Governo nel DBP: previsioni a confronto sul rischio di recessione.

Il Governo italiano prevede che l’onda lunga della crisi energetica ci raggiunga nel 2023: il Documento programmatico di Bilancio (Dpb) appena approvato nell’ultimo Consiglio dei Ministri del Governo Draghi prevede per il 2023 una crescita dello 0,6%, decisamente al ribasso rispetto alle previsioni di primavera, che ipotizzavano una crescita sopra il 2%. Ma non una recessione.

Di diverso avviso le agenzie di rating (Fitch) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) l’anno prossimo torneremo addirittura in recessione, chiudendo l’anno con una flessione dello 0,2%.

Quando i mercati finanziari passano a gran velocità da vistosi rialzi a marcati ribassi, cambiando segno nell’arco di un’unica seduta, si usano metafore come altalena e ottovolante, ma negli ultimi tempi, sull’ottovolante sembrano dunque essere finiti, invece degli indici di borsa, quelli che misurano l’andamento dell’economia reale.

Siamo passati da una contrazione fin quasi il 9% nel 2020 dovuta al Covid, al +6,75 del 202 (la crescita più sostenuta da decenni) a un sorprendente 3,3 previsto per questo 2022, malgrado la nuova frenata impressa dall’impatto della guerra in Ucraina. A complicare la situazione, come visto, ora ci si mettono anche le differenze fra previsioni molto diverse fra loro.

Questa lunga premessa per dire che siamo in una situazione in costante evoluzione, evidentemente interpretata in modo diverso dagli analisti.

Italia in recessione secondo FMI

Il FMI prevede un “forte rallentamento” nel 2023 dovuto «ai prezzi dell’energia ma anche all’impatto della stretta monetaria». Per l’Italia si prevede una recessione tecnica nell’ultimo trimestre di quest’anno e nel primo dell’anno prossimo, non recuperate nei mesi successivi in misura tale da portare a una crescita, pur modesta, anno su anno.

Secondo le stime dell’organismo di Washington, saremo comunque in buona compagnia: la Germania è vista arretrare addirittura di un decimale in più (-0,3%) e, in generale l’intera Europa è vista in stallo (+0,5%), mentre gli Stati Uniti segna un +1% e, fra i big solo, la Cina cresce più del 2022, con un rialzo del 4,4%. La stima sulla crescita globale è di +2,7%, con una revisione al ribasso di due punti rispetto al 2,9% precedentemente previsto.

Le stime del Governo italiano

Anche il DEF, i cui numeri aggiornati conn la NaDEF sono recepiti dal Dpb, prevede mesi difficili a fine 2022 e inizio 2023, ma nel complesso disegna uno scenario più favorevole rispetto a quello del Fondo Monetario: il +0,6% incamera «i possibili effetti negativi sulla fiducia di famiglie e imprese del complesso quadro geopolitico che si prospetta per i prossimi mesi».

Sulle motivazioni della contrazione 2023, Governo e FMI sono d’accordo: i due elementi che pesano maggiormente sono la crisi energetica e la stretta monetaria.

Il fatto che il quadro è a legislazione vigente, non tenendo conto di un eventuale effetto positivo di misure di stimolo all’economia che possono arrivare dalla manovra di bilancio 2023.  Per esempio, la stima si basa sulla considerazione che «le misure di calmierazione delle bollette saranno in vigore solo fino al termine del 2022». Questa interruzione, si legge nel Dpb, fa salire il costo dell’energia per imprese e famiglie a inizio 2023 e ciò ha un impatto negativo sul PIL sebbene le simulazioni effettuate col modello trimestrale ITEM indichino che la crescita del PIL nel 2023 beneficerà degli effetti ritardati dei decreti-legge adottati nella seconda metà di quest’anno».

Un quadro in evoluzione, come detto, su cui dovranno intervenire necessariamente misure compensative nella Legge di Bilancio 2023 definita dal nuovo Governo Meloni, entro le prossime settimane: i tempi sono strettissimi perchè lo schema di Manovra da inviato a Bruxelles per approvazione a stretto giro e approvata entro fine anno, facendo entrare in vigore dal 1° gennaio 2023 misure capaci di evitare la recessione.