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Campagna elettorale a due velocità: le alleanze e i programmi

di Barbara Weisz

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Partiti verso il voto del 25 settembre: facciamo il punto su alleanze e proposte elettorali, tra divorzi eccellenti, aspiranti premier e flat tax di massa.

In vista delle elezioni politiche del 25 settembre, stiamo assistendo a una sorta di campagna elettorale a due velocità, in cui si sovrappongono la ricerca di alleanze con la predisposizione dei programmi.

  • Il centrodestra inizia a puntare sui tradizionali cavalli di battaglia della campagna elettorale, con proposte di natura fiscale che per il momento si concentrano su proposte varie di rimodulazione della flat tax.
  • Il centrosinistra è ancora alle prese con la predisposizione della coalizione, con colpi di scena destinati a susseguirsi fino al momento delle decisioni definitive, entro Ferragosto (entro il 14 agosto si presentano le liste).
  • Il Movimento 5 Stelle si concentra su candidature e alleanze.

Vediamo in dettaglio come procedono le coalizioni e le prime anticipazioni sui programmi.

Centrodestra tra leadership e flat tax

Partiamo dal centrodestra, ovvero l’unico schieramento che, sul fronte delle alleanze, ha le idee chiare fin dall’inizio: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si presentano uniti. Prosegue però il dibattito, tutto interno, sulla leadership: decidere chi sarà il leader della coalizione (che diventerebbe premier in caso di vittoria) oppure prevedere che il candidato sia automaticamente il leader del partito che prende più voti. Quest’ultima ipotesi sembra al momento la più gettonata, con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, in pole position.

Per quanto concerne il programma della campagna elettorale,  il centrodestra concentra il dibattito sul tema fiscale. Silvio Berlusconi propone una sorta di flat tax al 23% per imprese e famiglie, che avrebbe come riferimento l’aliquota IRPEF del primo scaglione. Il leader della Lega Matteo Salvini propone invece di ampliarla al lavoro dipendente rispetto alle attuali Partite IVA forfettarie, lasciandola al 15% (senza coinvolgere il reddito d’impresa). Più prudente Giorgia Meloni (FdI), che preferisce non puntare su “promesse irrealizzabili”, puntando invece su una “tregua fiscale” in base alla situazione dei contribuenti (niente condoni: l’imposta dovuta si paga ma a rate e con sanzione ridotta).

Centrosinistra tra coalizioni e separazioni

Il Centrosinistra è ancora nella fase in cui si mettono a punto alleanze e liste. Dopo il divorzio fra a sorpresa tra PD e Azione di Carlo Calenda, Più Europa di Emma Bonino resta con il PD (assieme a Sinistra Italiana e Verdi, le due forze considerate troppo di sinistra che hanno causato la scissione con Calenda) e lascia Azione correre teoricamente da sola, anche se è in corso una trattativa – sempre più concreta – con Italia Viva di Matteo Renzi.

Sul fronte programmatico, per avere le idee più chiare sui punti qualificanti bisogna attendere che si definisca la questione delle alleanze. Il segretario del PD Enrico Letta insiste sulla continuità con l’agenda Draghi. Sulla flat tax generalizzata la posizione del Centrosinistra è sintetizzata dalle dichiarazioni di Letta: “la flat tax penalizza chi ha meno, per finanziarla bisognerà tagliare i servizi pubblici come sanità, scuola e università”.

M5S tra divieti e mancate candidature

Il Movimento Cinque Stelle, partito con la più ampia maggioranza parlamentare, rappresenta forse la maggiore incognita di queste elezioni. In base ai sondaggi, infatti, il precedente risultato elettorale non si ripeterà il 25 settembre: stare al Governo per l’intera legislatura ha esaurito la carica di novità dell’anti-politica, ci sono state diverse scissioni all’interno del Movimento e la direzione di Giuseppe Conte ha impresso una nuova linea politica. In più, c’è da considerare la diminuzione del numero dei Parlamentari: ne eleggeremo 345 in meno rispetto agli attuali. La combinazione di questi elementi rende il M5S la forza politica che perderà il maggior numero di Parlamentari rispetto ad oggi.

Per quanto riguarda candidature e liste, dopo un dibattito interno, i 5 Stelle hanno deciso di mantenere il divieto di candidarsi dopo due mandati, soluzione che in parte “risolve il problema”, determinando l’impossibilità di ricandidarsi (esempio eccellente: Virginia Raggi). Tra i “grandi assenti” nell’elenco delle auto-candidature Rocco Casalino e Alessandro Di Battista. Si è invece candidato l’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Bisogna ora attendere che si formino definitivamente le liste per capire se il M5S correrà da solo oppure formerà delle alleanze (l’ipotesi è di unirsi alle forze di estrema sinistra). Sul programma, molti punti sono già noti: salario minimo, potenziamento del reddito di cittadinanza, misure per la transizione ecologica.