Tratto dallo speciale:

Reddito di Cittadinanza al via, le ultime novità

di Redazione PMI.it

scritto il

Il Consiglio dei Ministri vara il decreto sul Reddito di Cittadinanza, che partirà ad aprile: non si può cumulare quanto non speso, alla fine del mese la card si azzera.

Approvato in Consiglio dei Ministri il decreto che introduce Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Si confermano le caratteristiche fondamentali della misura, che prevede un reddito fino a 780 euro al mese per un single che vive in affitto, che può salire in base alla composizione del nucleo familiare. Ci sono le agevolazioni per le imprese e paletti più flessibili per i disabili. Chiarimento importante: il reddito di cittadinanza va speso interamente entro il mese in cui viene erogato (quel che avanza non si accumula).

_________________

=> Guida al Reddito di Cittadinanza:
leggi le slide di Governo

_________________

RdC invalidi

Il Reddito di Cittadinanza  dovrebbe vedere coinvolte 254.146 famiglie con invalidi (invalidità superiore al 67%) e con ISEE fino a 9.360 euro. Per questa categoria di beneficiari non sarà necessario rispettare tutti i paletti relativi alla ricerca di lavoro e al patto per l’inclusione sociale, o comunque i paletti dovrebbero essere un po’ più flessibili.

Proposta di lavoro

Tra gli altri dettagli riguardanti il Reddito di Cittadinanza, la previsione è che la prima offerta di lavoro, nel primo anno di sussidio, sia entro i 100 km dalla località di residenza del beneficiario, per poi passare dopo i 12 mesi a 250 km e a tutto il territorio nazionale dopo il diciottesimo mese. Nel caso di famiglie con invalidi, il paletto massimo resta a 250 km.

Incentivi aziende

  • Sono previsti incentivi per le imprese che assumono i beneficiari del RdC e per agevolare l’imprenditorialità.
  • Le imprese che assumono chi riceve il RdC potranno ottenere un incentivo pari alla differenza tra 18 mensilità e il numero di mensilità già ricevute dal beneficiario.

Rischio discriminazioni

Sullo sfondo, il rischio di discriminazione nei confronti di chi lavora, segnalato dal sindacalista Carmelo Barbagallo:

Per chi ha reddito familiare zero, può arrivare a 9.360 euro l’anno, che diventano 15.960 euro per una famiglia numerosa. Questo reddito è fiscalmente esente. Un lavoratore dipendente che percepisca gli stessi redditi, invece, dovrà pagare sia l’IRPEF che le relative addizionali regionali e locali. A conti fatti un lavoratore dipendente che percepisce un salario pari a 9.360 euro annui pagherà 529 euro tra IRPEF nazionale (334 euro) e addizionali regionali e comunali (195 euro). E nella fascia di coloro che guadagnano tra 8.174 euro (soglia della no tax area) e 9.360 euro si collocano 1.290.000 lavoratrici e lavoratori.

Barbagallo chiede quindi di riflettere su un’equa ed economicamente efficiente riforma fiscale:

Questa deve essere l’occasione anche per affrontare il tema di un’equa ed economicamente efficiente riforma fiscale. Bisogna consentire, infatti, a lavoratori dipendenti e pensionati di avere maggior reddito a disposizione ai fini della crescita della domanda interna e, dunque, a beneficio della continuità produttiva e occupazionale delle aziende che lavorano per il mercato interno.