Verso la manovra: pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza

di Barbara Weisz

scritto il

Il ministro Di Maio conferma che l'esecutivo intende inserire le prime misure di Riforma Pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza nella Legge di Bilancio 2019: le anticipazioni e lo sforamento del 3% deficit/PIL.

Si delineano i contorni delle misure economiche che il Governo intende realizzare in autunno, prevedibilmente con la prossima Legge di Stabilità, e dei termini della trattativa con l’Europa sul rispetto dei vincoli di Bilancio.

Ci saranno le prime norme di Riforma Pensioni con più flessibilità in uscita, verrà introdotta la flat tax per le Partite IVA, è previsto l’avvio del reddito di cittadinanza.

La roadmap dell’esecutivo è ribadita da Luigi di Maio, vicepremier nonchè ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, che non esclude la possibilità di sforare il tetto del 3% di rapporto deficit/PIL previsto dai trattati comunitari.

Voglio realizzare subito le tre misure principali del contratto di governo: superamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza e flat tax.

Meno netto, ma comunque possibilista, sui vincoli di Bilancio:

se per raggiungere i nostri obiettivi servirà, accederemo agli investimenti in deficit.

Dunque, nessun aut aut all’Europa, dopo l’irrigidimento delle posizioni dei giorni scorsi dovute al mancato accordo sui migranti, ma comunque una posizione che vede l’Italia aprire il dibattito sulle regole comunitarie.

Per quanto riguarda le tre misure fondamentali del programma previste entro la fine dell’anno, in base alle anticipazioni verrà inserita in manovra la quota 100, che consente di andare in pensione quando la somma di età anagrafica e contributi versati raggiunge, appunto, 100. Ci saranno prevedibilmente ulteriori paletti, ad esempio si pensa a un’età minima di 64 anni. Significa che con un’età anagrafica inferiore, anche se si raggiunge la quota 100 non si può andare in pensione.

Esempio: un lavoratore di 61 anni, anche se ha 39 anni di contributi non può ritirarsi con questa opzione previdenziale, perchè non ha il requisito anagrafico.

Il programma di Governo prevede anche la pensione anticipata con 41 anni di contributi, che però sembra destinata a slittare ai prossimi anni. Non si esclude, invece, che in manovra possano rientrare altre misure di flessibilità in uscita, come la proroga al 2018 dell’Opzione Donna, che consente alle lavoratrici di ritirarsi con 57 o 58 anni di età, rispettivamente se dipendenti o autonome, e 35 anni di contributi. La legislazione attuale prevede questa ipotesi solo se i requisiti vengono maturati entro il 2015, si pensa invece a far slittare la data al 31 dicembre 2018.

La flat tax, che a regime prevede il pagamento di un’imposta fissa del 15%, inizierà a essere introdotta per le Partite IVA, attraverso l’estensione dell’ex regime dei minimi. L’ipotesi è quella di alzare il tetto di reddito per applicare il regime forfettario con aliquota al 15% fino a 80mila o 100mila euro. Ne trarrebbero beneficio, quindi, piccole imprese e lavoratori autonomi.

Infine il reddito di cittadinanza, il capitolo al momento meno definito. In un primo momento l’Esecutivo sembrava intenzionato a partire con la Riforma dei centri per l’impiego, mentre Di Maio ora aggiunge che:

la riforma si può avviare assieme alla distribuzione del reddito di cittadinanza.

Questo, in linea con le dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane dal premier, Giuseppe Conte. Dunque, in manovra potrebbero esserci anche e prime misure in questo senso, ma al momento non è chiaro in che modo verrà modulata l’introduzione della misura. Il programma di Governo prevede che il reddito di cittadinanza sia una misura universale, che garantisca a tutti un reddito pari ad almeno 780 euro al mese: bisogna vedere se in manovra l’esecutivo intende partire subito con la norma così formulata, oppure prevedere una gradualità.