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Legge di Bilancio 2019, scontro con la UE

di Barbara Weisz

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Il ministro Di Maio annuncia un autunno caldissimo e il Governo prepara la Legge di Bilancio 2019 in un clima di scontro con la Ue, minacciando di non approvare il bilancio comunitario.

Il dibattito politico sulla prossima legge di Bilancio 2019 inizia all’insegna di una sorta di braccio di ferro con la Ue. L’Italia da una parte minaccia di non approvare il bilancio comunitario dopo la chiusura di Bruxelles sulla questione migranti, dall’altra teme rigidità da parte della commissione europea sui propri conti pubblici.

L’apertura dell’autunno caldo è sancita dalle parole del vicepremier, Luigi Di Maio:

chiedo ai cittadini di starci vicino perché se l’estate è stata rovente non potete neppure immaginare cosa accadrà in autunno per i poteri forti che ci stanno facendo la guerra.

Sullo sfondo, c’è l’esito dell’incontro dei giorni scorsi fra il Governo italiano e i vertici Ue sull’immigrazione, terminato «con un nulla di fatto», come ha spiegato il premier Giuseppe Conte, annunciando il mancato accordo sulla gestione dell’immigrazione.

Siamo al lavoro per porre una riserva all’adesione dell’Italia al piano finanziario pluriennale in corso di discussione.

Come si vede, dunque, il dibattito è particolarmente acceso. Di Maio ha rincarato la dose:

nella programmazione europea, l’Italia ha diritto di porre il veto perché ha il diritto di essere ascoltata. Se il loro sistema di solidarietà funziona così, non daremo più un euro all’Unione europea.

In vista, come da tradizione con la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, c’è l’approvazione della Legge di Bilancio 2019. Su cui, evidentemente, si teme una posizione di Bruxelles rigida, in linea con il clima di opposizione che si è creato negli ultimi giorni e nelle ultime settimane.

La manovra va ancora definita, ma in base alle numerose anticipazioni fornite dallo stesso Governo conterrà misure di riforma pensioni, con l’introduzione della quota 100 e, probabilmente, di altre norme di flessibilità in uscita, l’introduzione (probabilmente graduale) della flat tax, la sterilizzazione delle clausole IVA (prevedibilmente la voce più costosa, intorno ai 12 miliardi), la riforma dei centri per l’impiego (primo passo verso l’introduzione del reddito di cittadinanza), la conferma degli incentivi del piano Industria 4.0 (in primis, super e iperammortamento).

Fra i provvedimenti che invece dovrebbero servire a finanziare la manovra, oltre a nuove misure di spending review, la cosiddetta pace fiscale, ovvero una nuova sanatoria per chi ha debiti limitati con il fisco (che quindi non riguarderà i grandi evasori), e margini di flessibilità sui conti da parte di Bruxelles: per questo il dialogo con la commissione Ue è fondamentale in vista dell’approvazione della manovra.

Lo scontro di questi giorni, come si vede, è particolarmente duro, ma l’auspicio è che si tratti “solo” della fase iniziale di un dibattito destinato, nelle prossime settimane, ad assumere toni più morbidi che consentano di avvicinare le diverse posizioni.