Internet seduce anche in ufficio: ma l’efficienza?

di Tullio Matteo Fanti

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Da una ricerca Nielsen, oltre 6 milioni e mezzo di lavoratori farebbero ampio utilizzo della Rete anche durante le ore di lavoro, con una media di 2 ore al giorno, con una marcata incidenza sulla loro produttività

Secondo le rilevazioni della società di ricerca Nielsen Online, oltre sei milioni e mezzo di lavoratori farebbe ampio utilizzo di Internet in ufficio, anche durante il lavoro: in media due ore al giorno, con possibili ricadute per l’azienda, alla luce del potenziale calo di efficienza e produttività dei lavoratori.

Cedere alla tentazione è un’abitudine per almeno 1/4 degli occupati, con una percentuale che sale al 98% se si prendono in considerazione i lavoratori costretti a trascorrere gran parte del loro tempo davanti ad una scrivania.

Il tempo dedicato alla navigazione risulta pari a 37 ore, 46 minuti e 35 secondi al mese, ovvero circa una settimana di lavoro. In media, i collegamenti mensili sono 46, nel corso dei quali i lavoratori hanno accesso ad un centinaio di siti, per un totale di 2.673 pagine visitate.

Un significativo balzo in avanti rispetto alle 26 ore e 42 minuti rilevate l’anno precedente e con un aumento del 40%.

Tra i portali più visitati spicca Google, seguito a ruota da Facebook che però vince in quanto a tempo medio di permanenza: cinque ore e mezza al mese contro l’ora e 45 di Google.

Visti i dati, si ripropone l’annosa questione: quanto tutto ciò incide sull’efficienza dei lavoratori?

Se da un lato tende a vigere nelle aziende una ottica repressiva al fine di evitare troppe distrazioni ai lavoratori, dall’altra numerose ricerche hanno evidenziato i benefici di qualche piccola distrazione sul posto di lavoro.

Un’occhiata a qualche sito, effettuata con giudizio, può costituire un toccasana per chi è costretto a stare 8 ore al giorno davanti ad un computer, abbattendo lo stress e migliorando così l’efficienza, senza dimenticare come Internet alla fine sia anche uno strumento di lavoro.

Ne sanno qualcosa impiegati e lavoratori autonomi, le categorie professionali più propense a tale tipologia di svago: ben il 34,1% degli impiegati e il 31,1% dei professionisti.